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  • Il Valore di una Scelta: Amerigo, ex-poliziotto

    Il Valore di una Scelta: Amerigo, ex-poliziotto

    Il Valore di una Scelta: alla Ricerca del proprio Sè

    Il Valore di una Scelta: alla Ricerca del proprio Sè. Ci sono scelte che facciamo con piena consapevolezza, altre che sembrano casuali ma che, col tempo, si rivelano determinanti per il nostro percorso di vita.

    La storia di Amerigo è proprio una di queste. Non ha scelto di diventare poliziotto per vocazione, ma perché desiderava lasciare il suo paesello in Sardegna, Riola Sardo, ed esplorare il mondo. Quella che sembrava solo un’occasione per partire è diventata la sua strada, una carriera che ha abbracciato con determinazione, adattandosi e crescendo, ma senza mai restarne intrappolato.

    La sua identità non si è mai fusa completamente con la divisa: ha vissuto il mestiere con impegno, ma senza permettergli di definirlo completamente, se non nei Valori che gli ha lasciato – il Rispetto e il Dialogo.

    Con le Biografie Pedagogiche raccogliamo storie di vita che, in superficie, possono apparire semplici, quotidiane, ma che, se ascoltate con attenzione, rivelano temi profondi e universali.

    La scelta del proprio destino è uno di questi: a volte segue un’intuizione che si rivela esatta, altre volte richiede deviazioni, inciampi e risalite prima di condurci dove dobbiamo davvero essere. Amerigo ci racconta come il suo cammino sia stato guidato da una volontà di scoperta, che lo ha portato a trovare un senso nel servizio agli altri e nella crescita personale, senza perdere mai la propria essenza.

    Il Valore di una Scelta: L’inizio di un percorso

    Se pensi al momento in cui hai deciso di entrare in polizia, cosa ti viene in mente? C’era qualcuno che ti ha ispirato o un episodio che ha rafforzato questa scelta?

    Amerigo: La scelta di entrare in polizia non è stata una decisione mirata, non pensavo di fare il poliziotto come vocazione. Avevo diciassette anni e mezzo, quasi diciotto, e il mio paesello, Riola Sardo, in provincia di Oristano, mi stava stretto. Sentivo il bisogno di vedere il mondo, di uscire da quella realtà. Quando mi si è presentata l’occasione di arruolarmi, ho fatto domanda senza pensarci troppo, convinto che non mi avrebbero preso: ero magrolino, gracile, ma sano. E quello bastava.

    Sono partito per Roma per le ultime visite, pensando solo alla settimana fuori casa, senza crederci davvero. Ma quando lessero i nomi di quelli destinati alla Scuola di Polizia di Stato di Peschiera del Garda, in mezzo c’ero anch’io. Da lì è cominciata la mia avventura.

    Il Valore di una Scelta: Amerigo, ex-poliziotto in divisa 1973
    Il Valore di una Scelta: Amerigo, ex-poliziotto in Divisa (1973)
    Il Valore di una Scelta: Amerigo, ex-poliziotto, Scuola di Polizia 1975
    Il Valore di una Scelta: Amerigo, ex-poliziotto, (1975)

    Amerigo, ex-poliziotto, Scuola di Polizia 1973

    Come ti immaginavi la vita da poliziotto prima di iniziare? E com’è stato poi confrontarsi con la realtà?

    Amerigo: Arrivare al Lago di Garda fu un impatto forte: montagne, paesaggi mai visti. Il corso durò nove mesi, immerso nella disciplina militare che caratterizzava ancora la polizia dell’epoca. All’inizio fu entusiasmante, soprattutto in estate, quando Peschiera era viva di turisti. Poi arrivò l’autunno, e con esso la realtà dura: Milano. Le manifestazioni, le tensioni, il pericolo.

    Da allievi ci mandavano a supporto, e l’impatto con la città fu difficile. Non mi piaceva Milano. Quando ci fecero scegliere la sede, indicai Roma, ma finii di nuovo nel capoluogo lombardo, al reparto celere, in prima linea nei disordini degli anni ’70. Era una città in fiamme, piena di scontri, e io non riuscivo ad ambientarmi.

    Fu solo dopo dieci mesi, con l’opportunità di trasferirmi a Linate, che iniziai a trovare il mio posto. Non ero fatto per gli scontri di piazza, volevo lavorare in un contesto diverso, e all’aeroporto mi sentii finalmente nel ruolo giusto.

    Il Valore di una Scelta: Gli anni a Linate, un nuovo percorso

    Come è stato il tuo lavoro all’Aeroporto di Linate?

    Amerigo: A Linate rimasi vent’anni. Il primo anno feci servizi generici: controlli passeggeri, bagagli, passaporti. Poi mi proposero un ruolo amministrativo all’ufficio del personale. Non era ciò che avevo immaginato per me, ma mi avrebbe permesso di avere orari più regolari e imparare qualcosa di nuovo. Accettai. Iniziai come impiegato, ma col tempo arrivai a gestire l’ufficio, con quattro colleghi.

    Uno degli incontri più importanti della mia carriera fu con il mio capo ufficio di allora, un maresciallo più grande di me di dieci anni. Non solo mi insegnò il mestiere, ma mi aiutò a crescere come persona. Io venivo da un paesino con la terza media, senza una preparazione culturale, e lui con pazienza mi guidò, mi fece appassionare alla conoscenza, all’organizzazione. Ancora oggi ci ritroviamo, segno che alcuni legami professionali diventano amicizie vere.

    Dopo vent’anni sentii di nuovo il bisogno di cambiare. Volevo finalmente fare il poliziotto di strada. Chiesi il trasferimento alla Questura di Milano e fui assegnato al Commissariato di Quarto Oggiaro, uno dei più difficili della città. Ma ero determinato: volevo imparare.

    La Polizia di Strada e il Valore del Dialogo

    Come hai vissuto il passaggio alla polizia di strada?

    Amerigo: Arrivai a Quarto Oggiaro a quasi quarant’anni, con più esperienza di molti colleghi, ma con la voglia di chi doveva ancora imparare tutto. Nonostante il rango, mi affiancai agli agenti più esperti, osservando e assimilando. In pochi mesi sapevo già muovermi con sicurezza.

    La mia idea di poliziotto non era quella di chi impugna subito la pistola. Credevo, e credo ancora oggi, nel potere del dialogo. Ho affrontato situazioni difficili, ma ho sempre cercato di risolverle con la parola.

    Ricordo un caso di sfratto: una giovane madre con un bambino piccolo che doveva lasciare casa. Vedere dieci persone, tra ufficiali giudiziari, avvocati e assistenti sociali, che le intimavano di uscire mi colpì profondamente. Mi presi un momento per parlare con tutti, e riuscii a convincerli a concederle tre mesi di tempo.

    Lei in quel periodo trovò una sistemazione. Fu uno di quei momenti in cui mi sentii davvero utile.

    Al Commissariato affrontai anche situazioni più pericolose: scontri tra bande, traffici illeciti, operazioni della Digos. Ma sempre con il mio stile, cercando il confronto prima dello scontro.

    Il Valore di una Scelta: Amerigo, ex-poliziotto, in servizio.
    Il Valore di una Scelta: Amerigo, ex-poliziotto, in servizio.

    Il Valore di una Scelta: Un Incontro con il Campo Nomadi

    Ti è mai capitata una situazione difficile in cui hai dovuto gestire un gruppo di persone senza usare la forza?

    Amerigo: Sì, una volta mi hanno mandato a controllare un campo nomadi abusivo vicino al cimitero di Musocco, a Milano. Mi avevano segnalato che c’erano una cinquantina di roulotte parcheggiate illegalmente e che i residenti della zona si stavano lamentando. Arriviamo sul posto con la pattuglia, e in un attimo ci troviamo circondati. Ce n’erano tantissimi e ci guardavano male, parlavano fra loro in una lingua che non capivamo. Io però sapevo che se reagivamo con aggressività, la situazione poteva degenerare.

    Sono rimasto calmo e ho chiesto di parlare con il capo. All’inizio nessuno voleva dire chi fosse, poi da una roulotte esce un uomo anziano, piccolo di statura, ma con un’aria importante. Gli dico: “Capo, buongiorno. Come mai siete qui?”. Lui mi guarda e risponde che stavano solo di passaggio, che si sarebbero fermati un paio di giorni per poi ripartire. Io gli faccio presente che il cimitero è un luogo pubblico, che lì non potevano stare e che rischiavano di essere sgomberati con la forza se non trovavano una soluzione.

    Ha chiesto un po’ di tempo per parlarne con gli altri. Io non avevo fretta, gli ho detto: “Va bene, decidete, ma io devo avvisare i superiori”. Dopo una ventina di minuti, torna e mi dice: “Ok, capo, ce ne andiamo oggi pomeriggio”. E così hanno fatto. Nessuna tensione, nessun problema. Credo che se fossimo entrati subito con aggressività, avremmo solo creato caos. Invece, parlando, le cose si sono risolte pacificamente.

    Questo episodio mi ha confermato che con il rispetto e il dialogo si può ottenere molto più che con la forza. Era una situazione che poteva degenerare, ma alla fine si è chiusa nel miglior modo possibile.

    Il Valore di una Scelta: La pensione e la nuova vita

    Come sei arrivato alla decisione di andare in pensione?

    Amerigo: Nel 1995, con la prima riforma pensionistica, scoprii di avere già i contributi necessari per andare in pensione. Non ci avevo mai pensato, ma avevo due figli piccoli e una moglie che lavorava. Uno dei due stipendi finiva sempre tra baby-sitter e spese varie.

    Decisi che era il momento di esserci per la mia famiglia. Non rimpiango quella scelta.
    Dopo la pensione, mi sono dedicato ai miei figli, ai miei hobby, a piccole collaborazioni. Ho persino lavorato brevemente con un’agenzia investigativa. Ma soprattutto, non mi sono mai annoiato.

    Il Valore di una Scelta: L’eredità di un poliziotto

    Quali valori ti porti dietro da questa esperienza?

    Amerigo: Se dovessi dare un consiglio ai giovani che entrano in polizia, direi loro di imparare ad ascoltare. Non si fa il poliziotto con la mano sulla pistola, ma con il rispetto e la capacità di mediare. Ho parlato con criminali, con persone disperate, con chi aveva paura e con chi voleva prevaricare. E ho sempre cercato di farlo con umanità.

    Mi porto dentro i Valori di Rispetto e di Dialogo. Ho imparato a osservare prima di giudicare, a capire che dietro ogni situazione c’è una storia. Ed è questo che vorrei trasmettere: il senso di responsabilità, ma anche la consapevolezza che dietro ogni scelta, ogni intervento, ogni parola, c’è sempre una persona.

    La mia vita in polizia mi ha cambiato, mi ha dato tanto. Ma soprattutto mi ha insegnato che essere un poliziotto non è solo un lavoro: è un modo di essere.

    La Dignità delle Storie silenziose: Il Volto Umano di un Servizio Pubblico

    Si pensa a chi lavora per garantire la nostra sicurezza? A chi ogni giorno affronta pericoli, prende decisioni difficili e porta sulle spalle il peso di situazioni complesse? Storie come quella di Amerigo non sempre possono essere raccontate nei dettagli, ma bastano pochi episodi per comprendere i Sacrifici e il Valore di una vita spesa al Servizio della Comunità.

    Le Biografie Pedagogiche servono proprio a questo: far emergere il significato più profondo delle esperienze di vita, rendendo giustizia a chi, con il proprio percorso, ha lasciato un segno.

    Amerigo ci insegna che una divisa non definisce una persona, ma i valori con cui sceglie di portarla: Rispetto, Umanità e Capacità di Ascolto. E questa, più di ogni altra, è la vera eredità di una vita dedicata agli altri.

  • Tassisti a Milano: due Generazioni al Volante

    Tassisti a Milano: due Generazioni al Volante

    “Tassisti a Milano: due generazioni al volante” è la storia di Emilio e Fausto, padre e figlio. Fausto, in questa intervista, ripercorre le tradizioni familiari, i cambiamenti di Milano e le relazioni costruite durante il suo lavoro.

    Esperienzanarrata è sempre alla ricerca di persone autentiche che desiderano condividere la propria storia, donando così Valore alla loro esperienza di vita. In questo articolo, vi presento il vissuto di Fausto, mio cognato, che da ben 38 anni svolge il mestiere di tassista a Milano. La sua biografia non è solo uno spaccato interessante di questa professione, nata per rispondere ai bisogni della città, ma è anche un racconto di continuità familiare: Fausto, infatti, ha seguito le orme del padre dopo altre esperienze lavorative.

    L’intervista è costruita seguendo l’approccio delle Biografie Pedagogiche, che preserva il tono emotivo e il parlato autentico dell’intervistato. Questo metodo permette a chi si rilegge di sentirsi autore non solo del racconto, ma anche dello scritto stesso.

    Il lavoro della Biografa, in questo caso, è dare voce, con la scrittura, a chi si racconta.

    Data la ricchezza dei contenuti, questa intervista è stata suddivisa in due articoli. Ti invito quindi a leggere anche la seconda parte, dove il viaggio nel mondo dei tassisti a Milano continuerà tra storie, memorie e cambiamenti.

    Tassisti a Milano: Un Mestiere che diventa una Tradizione

    Quando hai capito che avresti seguito le orme di tuo padre?
    Cosa significava per lui fare il tassista e cosa ha significato per te raccogliere questa eredità familiare?

    Fausto: Guarda, non c’è stato un momento preciso in cui ho pensato: “Ok, voglio fare il tassista anch’io.” Però, sin da piccolo, ero affascinato dalla macchina di mio papà, dal tassametro, dagli strumenti a bordo. Ai tempi, non c’era tutta la tecnologia di oggi. Per esempio, c’era una paletta di ferro colorata che si avvitava sul tetto per segnalare i turni: verde per il mattino, rosso per il pomeriggio e bianco per la notte. Mi divertivo a riconoscere i colleghi dai colori dei turni mentre ero con lui. “Quello lì è di mattina, quello lì è di notte.” Era un gioco, ma già allora mi sentivo attirato da quel mondo.

    Crescendo, ho provato altri lavori, ma non funzionavano mai come speravo. Poi mio papà mi prospettò l’opportunità di provare a fare il tassista con lui. Era tutto più semplice allora: c’era la conduzione familiare. Il sabato e la domenica uscivo con la sua macchina. Per me era una gioia incredibile, come un gioco con una grande dose di responsabilità. Mio papà però era scettico. Mi diceva sempre: “Se prendi la licenza, devi tenerla per almeno cinque anni. Sei sicuro?” Lui non era convinto che avrei resistito, ma io lo ero. Amavo troppo questo lavoro.

    Dopo un paio d’anni di collaborazione familiare, ho deciso di fare il grande passo e acquistare la mia licenza. Ricordo quando andai con mio papà a parlare con un signore che la stava vendendo. La macchina era improponibile, ma la licenza era perfetta. Così, a 23 anni, nel 1986, ho comprato una Renault 18. Era intestata alla società di un famoso cantautore dell’epoca, pensa te! L’ho dovuta far verniciare perché non era del colore giusto, ma da quel momento è iniziata la mia vita da tassista.

    Questo lavoro è un po’ come un grafico della borsa: ci sono alti e bassi, ma alla fine il bilancio è positivo. Non ho mai sentito il bisogno di cambiare mestiere. Fare il tassista a Milano mi ha dato tanto, e tutto è iniziato grazie alla passione che ho ereditato da mio papà.

    Fausto, (25/04/1972) a soli 9 anni, sale dal lato del guidatore sul taxi del papà. Le passioni nascono osservando, ascoltando, imparando e ‘respirando’ il mestiere fin da piccoli, fino a farlo diventare parte di sé.
    Fausto, (1972) a soli 9 anni, sale dal lato del guidatore sul taxi del papà. Le passioni nascono osservando, ascoltando, imparando e ‘respirando’ il mestiere fin da piccoli, fino a farlo diventare parte di sé.
    Fausto- 1988 Primo Taxi
    Fausto- 1988 Primo Taxi – Renault 18

    Tassisti a Milano: La Radio Taxi e le Sigle Familiari

    Negli anni ’80 hai iniziato come tassista. Mi dicevi che tuo padre lavorava già, ma tu hai comprato una licenza diversa. Come avete gestito il lavoro insieme?

    Fausto: Sì, ho iniziato nell’86 e, di fatto, siamo diventati colleghi. Era una cosa strana ma bella. Ci prendevamo in giro, quasi come se fosse una gara. Lui mi diceva scherzando: “Come fai a fare tutti questi soldi?” e io, ridendo, gli rispondevo: “Dai, papà, dormi troppo!” Lui lavorava con la sua tranquillità, alla vecchia maniera, senza troppi cambiamenti.

    All’inizio mio padre non voleva saperne di Radio Taxi: “Io faccio il mio, non mi serve,” ripeteva. Ma io insistevo: “Guarda che ti cambia la vita!” Alla fine lo convinsi e gli diedero la sigla Tango 33, mentre io ero Tango 23. Tutto questo accadeva prima del 2000. Alla fine gli piaceva, anche se non lo avrebbe mai ammesso!

    Quindi avevate una sorta di competizione familiare?

    Fausto: Eh sì, una competizione simpatica. Lui all’inizio pensava che Radio Taxi fosse solo una perdita di tempo, ma poi si è reso conto che con la radio lavoravi meglio: meno chilometri, più corse, niente attese ai posteggi. Dopo, quando la radio aveva qualche problema o non funzionava, sembrava gli mancasse l’ossigeno! Insomma, si era abituato. Era bello, perché alla fine avevamo creato una sorta di squadra: Tango 23 e Tango 33, padre e figlio, ognuno con la sua macchina.

    Mi sembra di capire che le Speakers della radio avessero un ruolo particolare.

    Fausto: Certo! Erano la voce che ti accompagnava tutto il giorno e non avevano peli sulla lingua! Se sbagliavi, ti sgridavano subito: “Ma dove sei finito?” Oppure insistevano con corse che nessuno voleva prendere. All’inizio non ci facevi caso, poi capivi che erano quelle più impegnative. Ma alla fine entravi nella rete, ti chiamavano per nome o per sigla, creando un rapporto umano che oggi, con la tecnologia, è andato perso.

    Ai tempi era tutto più alla buona. Mi ricordo il Bar Lux, vicino alla Stazione Centrale. I tassisti della mattina si trovavano lì prima di iniziare il turno per fare colazione insieme. Se c’era bisogno di taxi in fretta, le speaker telefonavano direttamente al bar: “C’è Alfa 90? Passamelo.” E via, partivano le chiamate. Era un altro mondo, più umano, più semplice. Oggi tutto è veloce, tutto è automatico. Ma quel calore, quelle dinamiche tra colleghi e operatori della radio, quei piccoli riti quotidiani… beh, quelli mancano davvero.

    Tassisti a Milano non era solo una professione, ma un mondo fatto di relazioni, abitudini e piccoli dettagli che rendevano ogni giornata unica.

    Tassisti a Milano: Il Taxi come Luogo di Storie e Relazioni

    Hai raccolto storie, volti e momenti unici durante i tuoi anni al volante. Se chiudi gli occhi e pensi ai racconti di tuo padre e ai tuoi, quale storia o incontro ti ha lasciato un segno particolare, come uomo o come figlio.

    Fausto: Oh, di situazioni ne capitano tantissime. Ogni corsa è diversa e può stravolgere completamente la giornata. A volte fai conversazioni leggere, parli del tempo, delle notizie del giorno. Altre volte, invece, ti trovi davanti a qualcosa di inaspettato: c’è chi sale in macchina e ti dice all’improvviso: “Corra, devo andare in ospedale, mio figlio sta male”. Oppure ti capita un cliente “fuori di testa”, che inizia a parlare senza senso. Devi saper gestire ogni situazione, adattarti al momento.

    Mio papà mi raccontò di una corsa che non dimenticherò mai. Un tipo poco raccomandabile salì in taxi e, dopo un breve tragitto, chiese di fermarsi un attimo per comprare le sigarette. Scese dall’auto, lasciando sul sedile posteriore una pistola in bella vista. Mio padre non ci pensò due volte: la prese e la nascose in un giornale. Quando il cliente tornò, gli disse senza mezzi termini: “Ma sei matto? Lasci una pistola in giro?” Per fortuna non successe nulla, ma quella storia mi è rimasta impressa.

    Un’altra volta, agli inizi del mio lavoro, mi capitò un episodio assurdo. Una signora salì in taxi con in mano un piatto di ravioli in brodo. Le dissi subito: “Signora, se mi sporca la macchina mi arrabbio”. Lei, senza scomporsi minimamente, mi rispose: “Devo mangiare”. Si mise comoda sul sedile posteriore e, come se fosse al tavolo di casa sua, iniziò a mangiare i ravioli. Io, per tutto il viaggio, controllavo più il retrovisore che la strada! Quando finì, si bevve pure il brodo dal piatto e poi, con tutta calma, lo infilò in borsa. Pagò tranquillamente e se ne andò, come se fosse la cosa più normale del mondo.

    Essere Tassisti a Milano vuol dire anche questo: incontrare persone, raccogliere storie, assistere a momenti di vita unici e imprevedibili, che ti restano dentro per sempre.

    Legami di Famiglia, Legami di Strada

    C’è una sensazione che ti accompagna quando guidi, qualcosa che ti fa sentire parte di una tradizione familiare?
    Se oggi tuo padre fosse accanto a te in auto, cosa gli diresti?

    Fausto: Gli direi che i suoi erano tempi migliori. Ora il lavoro è più individualista, non c’è più lo stesso spirito di squadra. Mi piacerebbe averlo accanto almeno per un giorno, fargli vedere quanto è cambiata Milano.

    Quando lui lavorava, si poteva girare ovunque: Corso Vittorio Emanuele, San Babila, Piazza Beccaria. Adesso è tutto pedonalizzato, pieno di restrizioni per i taxi. Troppe limitazioni, troppe corsie vietate. È chiaro che così diventa sempre più difficile offrire un buon servizio. Prima, forse, si guadagnava meno a corsa, ma c’era più libertà di movimento e si facevano molte più corse.

    Mi ricordo il suo posteggio preferito, vicino al bar Le Tre Gazzelle, frequentato da belle donne. Era giovane, e gli piaceva stare lì. Oggi gli direi: “Guarda qui, non si può più fare. Guarda là, non si può più passare.” Mi immagino già i suoi commenti, il suo disappunto.

    Però sarebbe bello poterlo portare in giro, mostrargli tutto quello che è cambiato e fargli vedere le cose che lui faceva ogni giorno e che oggi non si possono più fare. I tassisti a Milano oggi vivono un contesto completamente diverso rispetto a una volta, con nuove sfide e regole sempre più stringenti. Ma nonostante tutto, la passione per questo mestiere resta la stessa.

    Essere Tassista a Milano: Un Ponte tra Passato e Futuro

    Essere tassisti a Milano non è solo un mestiere, ma una vera e propria esperienza di vita. Ogni giorno si attraversano strade, si incontrano persone, si ascoltano storie e si assiste ai cambiamenti della città. Per Fausto, questa professione rappresenta molto di più di un semplice lavoro: è un’eredità familiare, un legame con il passato e un ruolo che continua a evolversi con il tempo.

    “Per me, essere Tassisti a Milano è come essere un ponte: colleghi storie, persone e luoghi, lasci un segno e ti porti via qualcosa da ogni corsa.”

    La memoria del mestiere passa anche attraverso i dettagli, come le auto che hanno segnato ogni fase della sua carriera. Tra tutte, la sua preferita è stata la Mercedes Station Wagon, un’auto affidabile, spaziosa e resistente, perfetta per il lavoro. Ma anche i colori dei taxi raccontano il cambiamento della città: dal verde e nero dei tempi di suo padre, al giallo degli anni ’80, fino al bianco attuale. Ogni epoca ha avuto il suo segno distintivo, così come ogni generazione di tassisti ha vissuto il proprio modo di stare sulla strada.

    Tassisti a Milano due Generazioni al Volante Fausto - Mercedes 1991
    Fausto (1991) Mercedes Station Wagon, il suo Taxi preferito

    Nonostante le trasformazioni della professione, la vera essenza del mestiere resta: incontri, relazioni e capacità di adattamento. Fausto ha vissuto in prima persona questa evoluzione tra nuove tecnologie e regole più rigide. Ma una cosa non cambia mai: l’esperienza e l’umanità che ogni tassista porta con sé

    “Sai qual è la verità? Un tempo conoscevi tutti, colleghi, clienti abituali, perfino le speaker della radio. Ora è tutto più freddo, più veloce. Ma quando chiudo la portiera e riparto per la prossima corsa, sento ancora quello che sentiva mio padre: il gusto della strada, la voglia di fare bene il mio lavoro. Perché alla fine, tassista non lo fai. Tassista, lo sei.”

    Questa è solo la prima parte del viaggio. Nel prossimo articolo “Tassisti a Milano: Ogni Corsa, una Nuova Storia”, entreremo ancora più nel vivo della storia di Fausto: scopriremo la sua formazione, i valori che lo guidano e gli episodi più incredibili vissuti dietro al volante. Quali sono le sfide di un tassista oggi? Come è cambiato il mestiere nel tempo? E quali storie si nascondono tra un tragitto e l’altro?.

    🚖 Non perderti la seconda parte di questa intervista e scopri cosa significa davvero essere Tassisti a Milano!

  • Medici in Prima Linea: Valori e Valore

    Medici in Prima Linea: Valori e Valore

    Medici in Prima Linea: Valori e Valore è un titolo che riassume il cuore di questa trilogia di interviste, dedicata alla vita professionale di Gianluca, medico di pronto soccorso, e ai valori che emergono dalle sue esperienze quotidiane. Nei due articoli precedenti abbiamo esplorato il ruolo del medico nella gestione delle emergenze e l’importanza del supporto umano in contesti critici.

    In questa terza intervista ci concentreremo sul periodo del Covid-19, una sfida senza precedenti che ha messo alla prova non solo la preparazione tecnica dei medici in prima linea, ma anche la loro capacità di resistere emotivamente, dimostrando Valori fondamentali come il coraggio e l’empatia.

    Il periodo del Covid-19

    Quei mesi sono trascorsi come se fossero un unico, lungo giorno. Parlo dei primi quattro o cinque mesi, in particolare della prima ondata. Lavoravo a San Donato, una delle prime zone colpite in Italia, paragonabile a Codogno e Lodi. Eravamo già in prima linea prima ancora del lockdown. Ricordo la fatica immane: camminavamo tra i sacchi neri contenenti i corpi delle persone decedute, che venivano lasciati momentaneamente al pronto soccorso. Era surreale e devastante.

    esperienze sul campo…

    Una delle esperienze che più mi ha colpito è stata comunicare la morte ai familiari senza poter dare loro la possibilità di vedere i propri cari un’ultima volta.

    Una donna, il cui padre era un ex infermiere in pensione, mi ha ringraziato per la delicatezza con cui le ho dato la notizia della morte. Mi disse: “Non so come fate voi, ma il modo in cui mi ha comunicato la perdita di mio padre è stato di grande conforto per noi”. Ancora oggi mi chiama ogni tanto per sapere come sto.

    Un altro momento significativo è stato quello legato a un amico medico, gravemente malato di polmonite. Non voleva venire in ospedale per paura di finire in rianimazione. Io e una collega di chirurgia siamo andati a prenderlo forzatamente, convinti che se non lo avessimo fatto, sarebbe morto. È stato un periodo in cui ho visto la paura negli occhi di molti colleghi, medici e infermieri, abituati a curare ma timorosi di diventare essi stessi pazienti.

    Medici in Prima Linea Valori e Valore - Gianluca Macario
    Medici in Prima Linea Valori e Valore – Gianluca Macario – Periodo Covid-19

    L’aspetto della Morte: Valori e Valore

    Il mio rapporto con la morte non è mai cambiato. Ogni volta che un paziente muore, mi prendo un momento per rivolgermi al defunto, quasi a rendergli omaggio. Non importa se ci sono parenti presenti o se il paziente è solo: io sento il bisogno di farlo comunque. Quando ci sono familiari, se li vedo particolarmente sofferenti, cerco di offrire loro conforto; se invece li percepisco distanti o freddi, continuo comunque a sentire il peso della perdita di un essere un umano.

    Una volta ho assistito un uomo solo, un ex batterista che aveva suonato per un famoso cantante italiano agli inizi della sua carriera. Era in fin di vita, senza parenti accanto. L’ho seguito per ore, ascoltando la sua storia. A un certo punto, senza che io gli avessi detto nulla di me, mi ha chiesto: “Ma lei è un musicista?”. Rimasi sorpreso e gli chiesi come avesse fatto a capirlo. Mi rispose che era evidente dal modo in cui mi relazionavo con lui. Alla fine, quella notte morì, e io rimasi segnato profondamente da quella esperienza.

    riflessione di Valori e Valore…

    Non è vero che ci si abitua alla morte. Ho colleghi bravissimi dal punto di vista tecnico, ma che si sono lasciati consumare da questa professione e hanno perso dei Valori e Valore. Sono diventati freddi, distaccati, forse per proteggersi dal dolore. Io credo invece che mantenere l’umanità sia fondamentale, anche se richiede grande forza. Ogni giorno è una sfida, e bisogna avere il coraggio di rinnovare continuamente questa scelta.

    Medici in Prima Linea Valori e Valore uno sguardo
    Medici in Prima Linea Valori e Valore: uno sguardo umano

    Non ho paura di mostrare le mie emozioni. Quando una storia mi colpisce particolarmente, non esito a ritirarmi per qualche minuto, magari in bagno, per lasciarmi andare alle lacrime. Non è debolezza, è il mio modo di restare umano in un lavoro che potrebbe facilmente portarti a perdere te stesso.

    Credo che il compito del medico non sia solo curare, ma anche esserci. A volte non servono parole, basta la presenza, il far sentire che non sei solo in quel momento. È un equilibrio difficile, ma è quello che rende questa professione così preziosa e unica, ricca di Valori e Valore.

    Il Futuro del Pronto Soccorso

    Il futuro del pronto soccorso? Lo vedo complesso, ma inevitabilmente centrale nel sistema sanitario. Stiamo affrontando una carenza cronica di medici di base, che sovraccarica le strutture di emergenza. Questa situazione non riguarda solo l’Italia: è un problema internazionale. Molti paesi stanno cercando di attrarre medici dall’estero, ma la barriera linguistica rappresenta una difficoltà enorme. Il nostro lavoro richiede competenza, ma anche comunicazione efficace con i pazienti. Lo spagnolo o il portoghese possono imparare l’italiano velocemente, ma altre nazionalità faticano ad adattarsi al contesto linguistico e culturale.

    Un tempo, il medico del pronto soccorso era visto come un ripiego, quasi una figura di serie B, per chi non riusciva a specializzarsi. Oggi, la realtà è completamente diversa: siamo diventati centrali, una sorta di trait d’union tra il paziente e le diverse specialità. Il nostro compito è gestire il paziente fino a quando non subentra uno specialista, inquadrando il caso e fornendo il primo intervento cruciale.

    il futuro…

    In futuro, vedo un pronto soccorso sempre più strategico. Dobbiamo essere un po’ medici di base, un po’ medici d’urgenza, e anche consulenti clinici. La nostra funzione è diventata quella di un filtro, evitando che lo specialista venga chiamato inutilmente. Un tempo, questo ruolo era svolto dai medici di famiglia, che oggi sono sempre meno.

    Dobbiamo accettare che per almeno un decennio questa carenza non sarà risolta. La formazione di nuovi medici richiede tempo, e nel frattempo toccherà a noi reggere il peso di questa situazione. È fondamentale che il nostro ruolo venga riconosciuto e valorizzato, perché siamo noi i primi a fare la differenza quando un paziente varca la soglia del pronto soccorso.

    E non è solo una questione tecnica: è una questione di umanità, di Valori e Valore della Persona. Come mi diceva un mio vecchio maestro: “il Medico del Pronto Soccorso non è una figura di ripiego, ma il cuore pulsante dell’intero sistema sanitario.” Oggi quel pensiero si sta realizzando, e il nostro lavoro non è mai stato così prezioso.

    Valori e Valore per i Giovani Medici

    Non saprei cosa dirgli, se non di chiedere a se stesso il motivo per cui vuole farlo. Se riesce a rispondere sinceramente, allora è già sulla strada giusta. Questo lavoro richiede passione, determinazione e una forte capacità di resistenza, sia fisica che emotiva. Non basta essere bravi tecnicamente: bisogna essere pronti a entrare in empatia con il paziente e con i suoi familiari, a gestire momenti di altissima tensione senza perdere lucidità.

    Nel corso degli anni, molti giovani medici mi hanno chiesto come sia il mio lavoro. Parlando con me, alcuni di loro si sono appassionati e hanno deciso di seguire questa strada. Credo molto nel valore della comunità e della condivisione delle esperienze: per questo ho creato un gruppo dedicato ai giovani medici di pronto soccorso che si chiama: ANMOS. Ci confrontiamo, ci sosteniamo a vicenda e lavoriamo per migliorare costantemente le nostre competenze.

    Un aspetto fondamentale che consiglio a tutti è di non isolarsi mai. Questo mestiere può logorarti se non trovi un equilibrio e non condividi il peso emotivo con qualcuno. Io stesso, periodicamente, parlo con uno psicologo: è un modo per non farmi consumare dal lavoro e continuare a svolgerlo al meglio.

    In definitiva, il mio consiglio è questo: se senti di voler fare il medico di pronto soccorso, fallo con tutto te stesso, ma ricordati che non sei solo. Cerca il supporto dei colleghi, delle persone care e, soprattutto, non smettere mai di chiederti perché hai scelto questa strada. La risposta ti guiderà anche nei momenti più difficili.

    Ritrovare il Valore e i Valori attraverso la Narrazione

    “Mi ha fatto molto bene. Non è stato solo un racconto, ma una revisione, quasi una catarsi. Hai saputo farmi le domande giuste, costruendo un percorso che ha dato ordine ai miei pensieri. Mi sono ritrovato in questa narrazione, e credo che un giorno potrei scrivere una Biografia Pedagogica della mia vita professionale. Raccontare la propria storia è terapeutico. Oggi ho rivissuto momenti importanti, ma sempre con uno sguardo rivolto al futuro”.

    La forza di un’intervista come questa sta proprio nella sua capacità di far emergere i Valori ed il Valore della persona, anche quelli più profondi. Ogni narrazione è un viaggio, e in un’ora si può scoprire tanto di sé, ritrovando significato e nuove consapevolezze. Questo è il potere delle Biografie Pedagogiche: tra un colloquio e l’altro c’è un momento di riflessione, di backtalk, dove le persone entrano in contatto con ciò che hanno detto, con la loro storia e con il Senso del loro Vissuto.

    Se vuoi vivere un’esperienza simile, scrivere la tua biografia o Iniziare un percorso di narrazione personale, Contattami per un colloquio-intervista. Raccontare è un modo per Ritrovarsi e per Lasciare un Segno.

    #esperienzanarrata di Maria Adelaide Macario
  • Empatia e Resilienza: Curo le Persone Ascoltando Me Stesso

    Empatia e Resilienza: Curo le Persone Ascoltando Me Stesso

    La vita di un medico di pronto soccorso è segnata da un continuo susseguirsi di sfide, situazioni critiche e incontri umani che lasciano un segno indelebile. “Empatia e Resilienza: Curo le Persone Ascoltando Me Stesso” non è solo un titolo, ma una filosofia che Gianluca, medico di pronto soccorso, incarna ogni giorno nel suo lavoro. Questo articolo si collega al precedente, “Coraggio e Umanità: da manager a Medico d’urgenza”, in cui abbiamo iniziato a conoscere il suo straordinario percorso di vita. Attraverso le sue parole, ora esploriamo più a fondo la sua esperienza, fatta di emozioni, dedizione e resilienza, per riflettere sull’importanza dell’empatia e del rapporto umano nel contesto sanitario.

    Empatia e Resilienza: le Relazioni con i Pazienti

    Il nostro compito è accogliere le persone nel momento della sofferenza, non soltanto trattare la patologia. Spesso, il paziente arriva con un dolore senza una spiegazione organica evidente, ma questo non significa che la sua sofferenza sia meno reale. C’è una grande differenza tra curare una malattia e prendersi cura di una persona: il medico che si focalizza solo sull’organo può essere un ottimo specialista, ma rischia di perdere di vista il paziente e le sue necessità.

    Non possiamo squalificare un paziente solo perché non rientra nei criteri di un’urgenza immediata. Dobbiamo accogliere la sofferenza nella sua totalità, che sia fisica o psicologica. Tutti i pazienti meritano rispetto e comprensione. Il nostro lavoro non è giudicare, ma offrire aiuto nel momento di massima fragilità.

    Anni fa imparai un concetto importante dai ricercatori statunitensi David C. Slawson e Allen Shaughnessy: il ‘Patient-Oriented Evidence’ (POE) contrapposto al ‘Disease-Oriented Evidence’ (DOE). Il DOE si concentra sui parametri clinici e sui meccanismi della malattia, mentre il POE riguarda ciò che conta davvero per il paziente, come la qualità della vita e la sopravvivenza. Questo approccio aiuta a mantenere il focus sul paziente, anche quando ci si concentra sulla patologia. Il rischio è proprio quello: diventare bravissimi tecnici, ma dimenticare di trattare il paziente nel suo insieme.

    Quando mi trovo di fronte a pazienti in stato di agitazione per abuso di sostanze o con disturbi psichiatrici, li accolgo per quello che stanno vivendo. Non è semplice, soprattutto in pronto soccorso, dove i ritmi sono serrati e la pressione è alta. Mantenere un atteggiamento rispettoso è fondamentale.

    Empatia come Strumento Professionale

    L’empatia è fondamentale. Se mentre stai lavorando su un caso arriva l’infermiere/a che ti dice, ‘Guardi, il parente richiede un’informazione’, devi trovare il modo di prenderti un momento e uscire a parlare con quel parente. Altrimenti lui, continuerà ad agitarsi, e basta poco per calmarlo. Anche solo dire: ‘Guardi, è stabile. Poi vengo a informarla’ lo fa stare tranquillo.

    “Se invece lo lasci lì, quella tensione cresce, e in sala d’aspetto rischia di esplodere. Basta poco, un momento per dire: ‘Guardi, posso capirla, sto seguendo suo figlio, sto seguendo suo padre’, e già si tranquillizzano. Questa è empatia.

    Empatia e Resilienza: Insegnamenti dai Pazienti

    Sì, molte volte. Ogni paziente ha una storia che può insegnare qualcosa, anche attraverso una critica costruttiva. Mi ricordo una volta, era inverno, in pieno periodo Covid. Dopo un turno notturno sono entrato in un bar. Il barista mi ha riconosciuto e mi ha mostrato il dito che gli avevo ricostruito. Ricordava perfettamente quel momento e mi ha ringraziato. Sono attimi come questi che danno senso al nostro lavoro.

    In ogni situazione, anche nei contesti più difficili come durante il Covid, sono emersi momenti che ci hanno fatto capire quanto l’empatia sia fondamentale nel percorso del medico. Un semplice gesto, un intervento riuscito, possono lasciare un segno indelebile nelle vite dei pazienti, ma anche in quella del medico stesso. Questi insegnamenti, che arrivano spesso in modo inatteso, rafforzano la resilienza necessaria per affrontare il continuo susseguirsi di sfide nel pronto soccorso.

    La Resilienza del Medico Gianluca

    Fisicamente mangio bene e faccio esercizio. Alcune volte di più, alcune volte di meno, ma sempre. Quando facevo Tai Chi con mia figlia, Ilaria e suo marito Eugenio, era molto meglio. Era bello farlo insieme al mattino, poi ho smesso di praticarlo regolarmente, ma adesso vorrei riprendere. La strategia è muoversi, mangiare bene, idratarsi e stare in un ambiente positivo.

    Dal punto di vista emotivo, ho i miei figli. Loro sono la mia linfa vitale. Più passa il tempo, più mi accorgo di quanto siano fondamentali per la mia forza interiore. Non li ho mai abbandonati, sono sempre stati la mia priorità, anche durante i periodi più impegnativi della mia carriera.

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    Tai-chi Ascoltando di Me Stesso

    Empatia e Resilienza: Motivazione e Passione

    Ho iniziato come ricercatore, non medico, ma studioso di medicina, prestato alla medicina con dei risultati incredibili in campo farmacologico. Questa esperienza mi ha dato un metodo di studio che mi accompagna ancora oggi. Ho avuto la fortuna di lavorare con personaggi come Silvio Garattini e Alessandro Nobili, che mi hanno insegnato tantissimo. Poi c’è stata l’esperienza da nutrizionista, con un’idea originale sulla Piramide Calorica che è ancora in stand by, ma spero possa diventare la chicca della mia carriera.”

    E la passione, perché questo lavoro è bellissimo. Essere medico di pronto soccorso è un lavoro spesso squalificato da tutti. Non sei né carne né pesce: gli specialisti ti vedono così. Ma la realtà è che, se lo fai bene, anche loro te lo riconoscono e vengono a cercarti. Per cui, nonostante le difficoltà e la pressione, non riesco a farne a meno. Questo è il mio posto, e continuerò a farlo finché potrò. Ora si può lavorare fino a settant’anni, io ne farò 60 fra qualche giorno e so che continuerò ancora per un bel po’!

    Empatia e Resilienza in Prima Linea

    Attraverso il racconto di Gianluca, emerge un quadro autentico e toccante del mondo del pronto soccorso, dove la tecnica medica si intreccia con l’umanità, e l’empatia diventa una competenza imprescindibile. La sua storia è un inno al coraggio, alla empatia e resilienza e alla capacità di vedere oltre la patologia per prendersi cura della persona nella sua interezza.

    Nel prossimo e ultimo articolo ci concentreremo sul periodo Covid, un momento che ha messo a dura prova la capacità di resistere e di prendersi cura degli altri, spingendo i medici oltre ogni limite umano.

    Alla fine, quello che resta davvero è quanto hai saputo ascoltare, capire e accogliere nel momento del bisogno.

    Gianluca Macario
  • Coraggio e Umanità: da Manager a Medico d’Urgenza

    Coraggio e Umanità: da Manager a Medico d’Urgenza

    Da Manager a Medico d'Urgenza Gianluca Macario

    Coraggio e umanità sono le parole chiave di questa intervista a mio fratello Gianluca. È medico di pronto soccorso da oltre 13 anni. Questo articolo è il primo di tre parti. Racconta una storia complessa, suddivisa in sei argomenti con domande mirate.

    Come intervista a nostra madre, emerge il legame familiare. Questo arricchisce il dialogo e mantiene una prospettiva professionale. L’obiettivo è dare voce a storie di vita significative. Raccontare esperienze preziose, anche se i protagonisti non sono celebri.

    Ognuno di noi porta con sé scelte e vissuti difficili. Questi possono ispirare e creare connessioni emotive profonde. Questi racconti valorizzano il potenziale umano. Ogni persona ha qualcosa di valore da comunicare, anche attraverso momenti difficili.

    Chi è Gianluca Macario: Coraggio e Umanità

    Ho iniziato tardi il mio percorso in medicina, a quarant’anni. Prima ero dirigente aziendale e nutrizionista. Nonostante il successo, sentivo che mancava qualcosa. La nutrizione si basa su conoscenze mediche, ma non affronta patologie come ipertensione, diabete o infarto. Mi sono chiesto: “Perché non sfruttare la laurea in medicina per fare di più?”

    La svolta è arrivata con un evento tragico. Mentre lavoravo come medico di guardia a Turate, mi trovai coinvolto in un incidente in moto. Un ciclista perse la vita. Anche se non avevo colpa, quell’episodio mi segnò profondamente. Ero impossibilitato a soccorrerlo e la dottoressa del 118 mi confermò che il trauma era troppo grave. Da quel momento decisi di diventare un medico d’urgenza.

    Nei due anni successivi affinai la mia capacità di gestire le emergenze. Imparai a valutare, trattare e monitorare i pazienti senza inviarli subito in pronto soccorso. Questo approccio attirò l’attenzione della direzione sanitaria di Como, che riconobbe il mio modo di inquadrare le situazioni cliniche.

    Poi, una mia amica, direttrice sanitaria a San Donato, mi propose un’opportunità. Anche se avevo timori, accettai. Quei due anni di esperienza e il ricordo di non aver potuto agire in passato mi portarono a questa scelta. La medicina d’urgenza è diventata il mio modo di essere medico. Unire esperienza, preparazione e prontezza mi ha dato la consapevolezza di poter affrontare qualsiasi emergenza.

    Coraggio e Umanità in un Campo di Battaglia

    Un campo di battaglia. Sebbene sia contrario alla guerra, questa immagine rende bene l’idea del lavoro al pronto soccorso. Ogni giorno affrontiamo situazioni caotiche, spesso disperate, dove i pazienti portano con sé le conseguenze di una guerra personale: contro una malattia, un incidente, o anche contro la propria fragilità. Noi medici siamo lì, senza armi, ma con tutto ciò che serve per salvare e difendere la vita. È questo che ci distingue dai soldati: loro distruggono, noi preserviamo. Durante il Covid, questo aspetto è stato ancora più evidente. Eravamo davvero in prima linea, raccogliendo i cocci, ma sempre con l’obiettivo di proteggere ciò che conta di più, la vita.

    La Prima Notte in Pronto Soccorso: Vissuto ed Emozioni

    La mia prima esperienza in pronto soccorso è stata indimenticabile, un vortice di emozioni e sfide inaspettate. Durante un corso di psicoterapia, ci chiesero di raccontare un evento significativo della nostra carriera. Non ebbi dubbi: il mio primo turno in pronto soccorso rappresentava perfettamente la miscela di paura, eccitazione e incertezza che avevo provato.

    Ricordo che per un disguido, mi assegnarono un turno notturno anziché di giorno. Di giorno hai sempre il supporto dei colleghi, ma di notte sei solo. Non c’è un radiologo presente, i colleghi sono reperibili ma lontani. Ogni decisione pesa sulle tue spalle. L’ansia era tangibile, ma insieme ad essa avvertivo una strana energia che mi spingeva avanti.

    La mia fortuna fu incontrare un’infermiera straordinaria, una donna rumena con un’esperienza incredibile. Si era formata in una scuola infermieristica di altissimo livello. Mi prese per mano e disse: “Dottore, non si preoccupi. Segua le mie indicazioni e andrà tutto bene.” La sua calma e sicurezza furono un’ancora per me. Mi guidò non solo nelle procedure tecniche, ma anche nel mantenere la lucidità in un ambiente frenetico.

    Il mio background informatico e aziendale fu un altro vantaggio. Grazie a queste competenze, imparai subito a usare i software gestionali del pronto soccorso. Questo mi permise di ridurre il tempo dedicato alla burocrazia e concentrarmi sui pazienti.

    Quella notte non fu particolarmente impegnativa a livello clinico, ma lo fu emotivamente. Ogni paziente che arrivava mi ricordava l’importanza del mio ruolo. Ogni decisione era carica di responsabilità. La lezione più grande che porto con me è il Valore della collaborazione. Quell’infermiera è diventata una mia amica e ancora oggi ci sentiamo. Mi ha insegnato che in pronto soccorso non si lavora mai da soli. La fiducia e il sostegno del team sono fondamentali.

    La mia prima notte è stata una lezione di Coraggio e Umanità. Il pronto soccorso non è solo un luogo dove si salvano vite. È un posto dove si costruiscono legami profondi e indissolubili.

    Coraggio e Umanità: Da Manager a Medico D'Urgenza -Gianluca Macario
    Coraggio e Umanità: Da Manager a Medico D’Urgenza -Gianluca Macario

    Valore dell’Esperienza v/s Titoli Accademici

    La sfida più grande? Confrontarmi con un mondo accademico che valorizza i titoli più dell’esperienza pratica. Mi sono laureato a 40 anni, mentre molti colleghi completano il percorso a 26. Hanno specializzazioni e master, un vantaggio che ho colmato con la pratica. Ho recuperato con una velocità che definirei straordinaria.

    Prima della laurea, avevo già esperienze significative. Ho collaborato con ambienti iper-scientifici come Micromedexe pubblicato articoli su riviste internazionali, tra cui il British Medical Journal. Una di queste pubblicazioni è diventata la mia tesi. Queste esperienze hanno rafforzato la mia base teorica, ma non hanno cancellato quel senso di inferiorità verso chi aveva seguito un percorso accademico tradizionale.

    Entrando in pronto soccorso, ho sentito il peso di questo pregiudizio. Alcuni datori di lavoro vedevano la mia età come una debolezza, come se l’esperienza valesse meno di un titolo. Ma ho scelto di rispondere con i fatti. Negli anni ho trattato migliaia di pazienti, affinando la capacità di valutare e gestire le emergenze con efficacia.

    La pratica quotidiana mi ha insegnato che la competenza non si misura solo con i titoli. Conta la capacità di affrontare ogni situazione con lucidità e responsabilità. A volte il confronto con i giovani specialisti è stato una sfida, ma molti di loro hanno riconosciuto il valore della mia esperienza. Hanno scelto di confrontarsi con me per arricchire la loro formazione. Questo è il riconoscimento più grande, quello che ripaga ogni sforzo.

    Alla fine, la medicina è fatta di preparazione, dedizione e risultati concreti. Ed è questo che porto con me, ogni giorno, nel mio lavoro.

    Coraggio e Umanità: La Verità Narrativa di Gianluca

    Questo primo capitolo dell’intervista, “Coraggio e Umanità: da Manager a Medico d’Urgenza”, ci ha guidato attraverso le scelte e i momenti iniziali che hanno plasmato il percorso di Gianluca. La sua storia è una testimonianza di Coraggio nel reinventarsi e di Umanità nell’affrontare ogni giorno il pronto soccorso con dedizione e passione.

    Per raccontarla, ho adottato il metodo delle Biografie Pedagogiche, basato su un ascolto attivo e una trascrizione fedele delle parole dell’intervistato, senza interpretazione. Questo approccio rispetta e valorizza la Verità Narrativa, quel sapere personale e condiviso che attraversa il tempo, preserva la memoria e l’autenticità delle esperienze umane.

    Nel prossimo capitolo esploreremo le difficoltà e le sfide che Gianluca ha affrontato, scoprendo come ha saputo trovare equilibrio tra empatia, resilienza e pragmatismo.

    Non perdere il seguito di questa storia di Coraggio e Umanità, che ti emozionerà e ispirerà.

  • 2024: Narrazioni e Innovazione – 2025: Valori e Mission

    2024: Narrazioni e Innovazione – 2025: Valori e Mission

    2024: Narrazioni e Innovazione – 2025: Valori e Mission è un viaggio emozionale e professionale del trascorso anno. tra crescita personale e nuove sfide.

    Scopri i miei progetti ambiziosi e gli obiettivi per il 2025, dove ho messo al Centro il “Valore delle Persone”.

    2024: Trasformazioni Professionali e Innovazione

    Grazie al supporto della coach Ilaria Bertolasi, psicologa del BeMore Program —un percorso di formazione continua ideato da Luca Mazzucchelli— ho trovato il coraggio di reinventarmi. Questo lavoro di introspezione mi ha aiutato a riorganizzare i miei obiettivi e a intraprendere nuove direzioni.

    Un momento cruciale del percorso è stato il lavoro sul sito web, “Esperienzanarrata”. A partire da Giugno 2024, con il prezioso supporto di David Fusi, ho iniziato un processo di revisione e riorganizzazione delle sezioni, integrando strumenti tecnici, come l’e-commerce. Ogni pagina rappresenta un riflesso della mia mission e un ponte diretto tra il mio mondo interiore e il pubblico, uno strumento essenziale per comunicare i miei Valori.

    Cosa ho creato?

    • Biografie Pedagogiche: raccolgo memorie di vita per trasformarle in narrazioni che restituiscano valore e identità.
    • Pedagogista in Casa: un servizio pensato per supportare famiglie nel loro contesto quotidiano, creando armonia e crescita condivisa.
    • Pedagogista Digitale: uno spazio innovativo per accompagnare giovani e famiglie nell’apprendimento attraverso strumenti digitali e metodologie educative.

    Questi progetti, ma rappresentano le fondamenta del mio lavoro, un’espressione concreta della visione di dare “Valore alle Persone in ogni Fase della Vita”.

    2024: Narrazioni, Osservazioni e Scelte

    Il 2024 è stato un anno intenso, denso di narrazioni e trasformazioni. Un crocevia di esperienze che mi ha portata a riflettere, riorganizzare e orientarmi verso un percorso completamente nuovo. Ogni passo è stato guidato dalla mia missione: dare Valore alle Persone in ogni fase della loro Vita.

    Nei primi sei mesi dell’anno, ho lavorato come assistente nell’educativa scolastica presso una scuola professionale. Questo ruolo mi ha permesso di entrare in contatto diretto con i bisogni dei giovani, spesso poco compresi dagli adulti che li circondano. Ho osservato ragazzi pieni di potenzialità, desiderosi di stimoli e di ascolto. Più che regole, cercano dialogo. Più che imposizioni, vogliono modelli di riferimento a cui ispirarsi.

    Queste riflessioni hanno segnato per me una svolta importante. Mi sono resa conto che era il momento di cambiare. Così, con entusiasmo, ho deciso di concludere il mio percorso come educatrice per intraprendere una nuova avventura professionale come libera professionista.

    2024: Alla Ricerca dei Valori

    In questo periodo di cambiamento, ho esplorato i Valori fondamentali che guidano la mia vita: Famiglia, Libertà, Creatività e Aiuto. Come suggerisce Luca Mazzucchelli, i valori non si trovano nella mente, ma nel cuore. Solo attraverso azioni che risvegliano le nostre emozioni più profonde possiamo davvero capire cosa ci accende dentro.

    Allo stesso tempo, ho riflettuto sulla mia “linea della vita”. Se ipotizzo di vivere fino a 85 anni, mi restano 25 anni, di cui solo 10 pienamente produttivi. Questo esercizio mi ha aiutata a mettere a fuoco ciò che conta davvero, allineando i miei obiettivi alla mia essenza più autentica.

    2024: Narrazioni Personali e Professionali

    La mia vita personale ha nutrito queste narrazioni e questa spinta all’innovazione. Mio nipotino Edoardo, con la sua energia contagiosa, è stato una fonte inesauribile di ispirazione. Ridere e giocare con lui, infatti, ha reso più leggeri i momenti complessi, permettendomi di osservare con occhi nuovi il valore della spontaneità e della scoperta.

    Allo stesso tempo, ho avuto il privilegio di lavorare con una bambina tunisina, attualmente in seconda elementare. Sebbene due ore alla settimana possano sembrare poche, si sono rivelate un momento magico. Quando abbiamo iniziato, non sapeva leggere né scrivere; oggi, invece, grazie al nostro lavoro insieme, è diventata più organizzata e sicura di sé. Il suo sorriso racconta una crescita che va ben oltre il semplice apprendimento: sta scoprendo il mondo con fiducia.

    Questo percorso è stato possibile anche grazie ai suoi genitori, persone accudenti e consapevoli, che hanno riconosciuto il valore di un supporto educativo per favorire l’integrazione e lo sviluppo armonioso della loro famiglia.

    Proprio esperienze come questa mi hanno portata a riflettere ancora di più sull’importanza della figura della Pedagogista in Casa. Un sostegno continuativo e personalizzato, infatti, potrebbe fare la differenza per molte famiglie, offrendo un punto di riferimento concreto nella crescita dei loro figli.

    Obiettivi 2025: Valori e Mission

    Il 2025 sarà il momento di consolidare e ampliare il mio lavoro. I miei obiettivi principali sono:

    • Espandere il Network Professionale. Creare una rete di professionisti che condividano la mia missione, valorizzando la collaborazione.
    • Scrivere e Raccontare Storie. Pubblicare un articolo al mese. Inaugurerò questa rubrica e l’anno 2025 con l’intervista a un medico di pronto soccorso, perché credo che le storie ci uniscano e ci ispirino.
    • Diffondere le Biografie Pedagogiche. Portare il progetto nelle RSA e nei piccoli comuni, per valorizzare le memorie storiche e culturali che possano diventare patrimonio condiviso. L’obiettivo è valorizzare ogni vita, trasformandola in una narrazione che resista al tempo.
    • Organizzare Eventi e Corsi. Sensibilizzare i professionisti sull’importanza della narrazione personale come strumento di educazione e crescita.
    • Formarmi e Crescere. Approfondire competenze fi comunicazione digitale, di copywriting e l’advertising. con il corso CopyMastery con Marketers . La curiosità è il motore della mia crescita, e sono determinata a non smettere mai di imparare.
    • Proseguire con il progetto: “Padri in Primo Piano”. Raccogliere storie di padri, con l’obiettivo di trasformarle in un libro entro la fine del 2026 che racconterà il ruolo paterno con autenticità e profondità.

    Conclusione

    “Ridare Valore alle Persone in ogni Fase della Vita” non è solo uno slogan, ma il centro del mio Essere al Mondo”.

    Ogni passo che compio è guidato da questa visione, e ogni progetto è un tassello di un mosaico più grande.

    Mi rivolgo a Te che leggi:

    Che tu sia un Professionista, Genitore, o semplicemente una Persona curiosa, unisciti a me in questo viaggio.

    Condividiamo esperienze, creiamo connessioni e costruiamo insieme un futuro dove ogni vita abbia il valore che merita.

    2024, Narrazioni e Innovazione – 2025, Mission e Valori

    Scopri di più su Esperienzanarrata: contattami per Collaborazioni o per approfondire i miei servizi.

  • Ascoltando la Voce degli Anni

    Ascoltando la Voce degli Anni

    Ascoltando la Voce degli Anni: Augusta e Adelaide

    Un’intervista che custodisce Memorie Familiari e racconta il Valore della Vecchiaia

    Ascoltando la Voce degli Anni è La Voce di Mia Madre, Augusta, che da dieci anni, vive in una RSA. È una tranquilla domenica pomeriggio, e sedute nella sua stanza ci siamo trovate a parlare della sua vita, dei suoi pensieri e delle sue emozioni.

    Questa volta, però, non è stata una semplice conversazione tra madre e figlia. Le ho proposto un’intervista intitolata “Ascoltando la Voce degli Anni”, un’occasione in cui, come Pedagogista Digitale esperta in Biografie Pedagogiche, ho voluto raccogliere le sue parole nella loro autenticità.

    “Ascoltando la Voce degli Anni” non è solo un gesto d’amore filiale, ma un modo per dare Valore alla sua Voce, dimostrando quanto sia fondamentale ascoltare gli Anziani, rispettarli e preservare le loro Narrazioni. Ogni Memoria Familiare è una traccia preziosa, ogni esperienza personale un dono per chi verrà dopo.

    Questa testimonianza, però, è diversa: non è una Biografia Pedagogica privata, custodita tra l’anziano e la sua famiglia, ma una riflessione universale sul significato della vecchiaia, sulla libertà e sulla necessità di sentirsi riconosciuti.

    Noi Figli, Caregiver o semplicemente Persone vicine agli Anziani, pensiamo spesso di conoscere i loro pensieri, ma quando ci fermiamo ad ascoltarli davvero, scopriamo emozioni, ricordi e verità nascoste che mai avremmo immaginato.

    È un invito a tutti: “Ascoltare la Voce degli Anni” perché le narrazioni dei nostri cari non sono solo Passato, ma Finestre aperte su Mondi ricchi di Significato.

    “Ascoltando la Voce degli Anni”: struttura dell’Articolo

    In questo articolo ho voluto mantenere la struttura di una conversazione intima tra Augusta, mia madre anziana, e me, sua figlia, biografa e pedagogista. L’intervista si articola in sei domande che danno voce ai pensieri, alle emozioni e ai ricordi di una vita ricca di esperienze.

    L’obiettivo è permettere al lettore di entrare idealmente nella stanza con noi, di sedersi accanto e di ascoltare, come se fosse presente. Ogni domanda esplora un aspetto diverso della vita di Augusta, rivelando sfumature che spesso restano celate nei silenzi degli anziani.

    Le risposte svelano paesaggi interiori fatti di Memorie, desideri e riflessioni che invitano a una comprensione più profonda e umana.

    L’Intervista: “Ascoltando la Voce degli Anni”

    Il Racconto di Sé, Tra Caos e Serenità Azzurra

    Domanda: “Se dovessi dipingere la tua vita con una sola immagine, quale sceglieresti?

    La vita di Augusta viene descritta attraverso un’immagine e un colore che racchiudono ricordi, sogni e frammenti di esistenza.

    Augusta: La dipingerei come un intreccio a forma di caos. Tante esperienze, alcune iniziate e poi interrotte, altre portate a termine con soddisfazione. È stato un percorso complesso, a volte disordinato, pieno di significato. E se devo darle un colore, sarebbe l’azzurro.

    Biografa: E perché l’Azzurro?

    Augusta: L’azzurro mi fa respirare, mi dà l’idea di volare. È il colore della pace, della luce, e mi ricorda i pomeriggi al Selvaggio. Dopo pranzo, quando voi sei bambini facevate il riposino — una regola per permettermi di riprendere fiato — andavo in balcone. Mi sedevo sulla sedia a sdraio e guardavo il cielo immenso, limpido, che sembrava non finire mai. Gli alberi, il vento… e il silenzio che parlava. Anche il vento lo vedo azzurro. Era il mio momento di pace.

    Biografa: E quei momenti al Selvaggio? Che significato hanno avuto per te e per la nostra famiglia?

    Augusta: Quella casa era speciale. Ci ha permesso di stare insieme e di godere della natura, della libertà. Ogni estate, ogni vacanza di Natale o Pasqua, era come entrare in un altro mondo. Semplice, ma pieno di vita. Per me era quiete, per voi bambini gioia pura. Ognuno aveva il suo spazio, il suo ritmo. La casa ci accoglieva con le sue stanze piene di risate e serenità.

    Biografa: È bello sentire che anche tu, come noi, ricordi quel posto come un luogo di libertà e felicità.

    Augusta: Sì, perché lo era davvero. C’erano i colori, il vento, gli alberi. Era semplice, ma ci faceva sentire liberi. E quei ricordi sono rimasti azzurri, come il cielo.

    Ascoltando la Voce degli Anni: Azzurro di Augusta
    Ascoltando la Voce degli Anni: Azzurro di Augusta

    Quiete dell’Anima: Libertà Dopo una Vita di Doveri

    Domanda: “Quali sono le sensazioni che ti accompagnano in questo momento della tua vita?”

    Una riflessione sulle sensazioni attuali, sulla pace interiore e sulla libertà ritrovata dopo anni di doveri.

    Augusta: Le sensazioni sono di quiete. Di riposo. Sento che sono vicina alla fine, ma non mi spaventa. Mi preoccupa solo il momento del passaggio, ma il dopo no. Penso spesso che starò meglio quando sarò dall’altra parte. Qui mi sento in pace, capisci? È una sensazione nuova, una leggerezza che non conoscevo. La vita è stata quella che è stata, e ora mi sento libera. Ho sempre vissuto nel dovere: dovevo fare, parlare, stare in silenzio. Sempre quel ‘devi’. Ora non ci sono più doveri, ed è una libertà che non avevo mai provato.

    Biografa: Sembra una pace conquistata dopo tanto tempo. Ma come sei arrivata a questa libertà?

    Augusta: Dopo una vita di doveri! Nessuno mi obbligava, ero io a pensarla così. Credevo fosse il mio dovere di madre, di moglie, di donna. Non me ne lamentavo, era semplicemente la mia vita. Ma ora è diverso. Se voglio svegliarmi alle cinque, mi sveglio. Se voglio dormire, dormo. Nessuno mi dice ‘devi’. È una leggerezza nuova e mi fa stare bene, come se mi fossi tolta un peso.

    Biografa: E qui, nella tua stanza, ti senti ancora libera?

    Augusta: Sì, questa stanza è il mio rifugio. È qui che sono tranquilla. Fuori, nel corridoio o in sala da pranzo, ci sono persone che si lamentano e piangono. Non capisco come si possa essere tristi a quest’età. A 88 anni, la vita è andata. E ora cosa fai, piangi? No, non ha senso. Mi godo questa pace, sento che è mia, che me la sono guadagnata.

    Biografa: Ci sono emozioni o pensieri che tornano spesso nella tua mente, in questi momenti di quiete?

    Augusta: Ogni tanto penso al passato, ai miei figli, alle esperienze vissute. Ma non c’è più il peso di una volta. Ogni momento è diverso, ma la sensazione più forte è quella del riposo. La libertà e il riposo. Qui il tempo sembra fermarsi, ma non è un vuoto. È un silenzio che parla, che mi racconta cose che prima non sentivo. Ora non c’è più il ‘dovevo’, c’è solo il ‘posso’. Posso essere me stessa. Posso non fare nulla senza sentirmi in colpa. È una pace che non avevo mai conosciuto.

    Il Significato del Tempo: Un Compagno Silenzioso

    Domanda: “Ora, cosa significa per te il tempo?”

    Il Tempo smette di essere una corsa e diventa un compagno silenzioso che scandisce il ritmo della quotidianità.

    Augusta: Il tempo, adesso, è un amico silenzioso. Non è più qualcosa da rincorrere o da temere. Cammina accanto a me, mi accompagna con calma. È rassicurante, perché non mi impone nulla. Scorre al mio ritmo, senza fretta, senza obblighi.

    Biografa: E pensi mai al passato, o il Tempo per te è solo quello che vivi ora?

    Augusta: Ogni tanto penso al passato, certo, ma senza rimpianti. Non è più un peso come prima. Ora il tempo è una voce gentile che mi sussurra: ‘Va bene così.’ Quando mi dicono: ‘Ma sei ancora giovane a 88 anni!’, io sorrido. So di non essere giovane, ma mi sento libera. È questa libertà che conta davvero. Non c’è più ansia, non c’è più fretta. Solo il tempo che mi appartiene e mi lascia essere me stessa.

    “Ascoltando la Voce degli Anni”: I Desideri Come Un Giardino Segreto

    Domanda: “Hai ancora sogni o desideri che coltivi?”

    Un viaggio nei desideri inespressi e nei lasciti emotivi che una madre vorrebbe offrire ai propri figli.

    Augusta: No, non ho più sogni. I sogni, come dice la parola, non sono concreti. E anche i desideri ormai non mi appartengono più. Sono contenta così. Non ho desideri particolari.

    Biografa: E raccontare la tua storia? Ti fa piacere sentirti ascoltata?

    Augusta: Sì, ma solo con voi figlie. Mi piace che conosciate ciò che ho vissuto: i sentimenti, le sofferenze, le gioie. Con voi è naturale aprirmi. Con i vostri fratelli è diverso. Non perché li ami di meno, sia chiaro. Li amo tantissimo, ma con loro il rapporto è più pratico, meno emotivo. Con voi c’è una sensibilità diversa che ci lega.

    Biografa: Quindi con noi figlie c’è una complicità speciale?

    Augusta: Sì, credo dipenda dal fatto che siamo donne. È una questione di sensibilità e di esperienze condivise. Ma questo non toglie nulla ai vostri fratelli. Con loro parlo di altre cose, e anche quel legame è unico a modo suo.

    Biografa: E cosa vorresti lasciare come ricordo a tutti noi?

    Augusta: Mi sarebbe piaciuto essere una madre più dolce, affettuosa. Non credo che questo sia il ricordo che avete di me. Penso che mi vediate come una madre forte, e va bene così. Ma quella dolcezza… è qualcosa che avrei voluto darvi di più.

    Biografa: Mamma, ognuno di noi ti vede per quello che sei stata, con le tue forze e le tue fragilità. Forse è proprio questo il dono più grande.

    Augusta: Sì, forse hai ragione. L’importante è che sappiate quanto vi amo tutti, ognuno in modo diverso, ma con la stessa intensità. Siete voi, tutti e sei, il centro della mia vita. Ognuno di voi ha un posto speciale nel mio cuore.

    “Ascoltando la Voce degli Anni”: Un Ritratto della Vita in RSA

    Domanda: “Se dovessi descrivere il tuo quotidiano qui, cosa racconteresti?”

    Piccole abitudini, gesti e consuetudini raccontano il ritmo delle giornate e il significato dei momenti vissuti.

    Augusta: La mia giornata inizia presto. Mi sveglio con calma e faccio colazione. Di solito la consumo in poltrona, come mi ha consigliato l’infermiera, ma se ne ho voglia, rimango a letto. Dopo colazione, mi lavo e mi preparo senza fretta. Se sono stanca, mi concedo un breve riposo: quindici minuti, a volte mezz’ora. La mattinata scorre tranquilla, con piccole attività che mi fanno stare bene.

    Biografa: E poi? Come prosegue la mattinata?

    Augusta: Di solito viene la dottoressa o il fisioterapista. Con il fisioterapista faccio una passeggiata nei corridoi: andata e ritorno, è la mia ginnastica quotidiana. Mi piace muovermi, anche se richiede un po’ di fatica. Poi arriva l’ora di pranzo. Mangio con calma e quindi torno in camera.

    Biografa: E il pomeriggio?

    Augusta: Dopo pranzo, faccio piccole cose, come lavare le posate. È un gesto semplice, ma mi dà un senso di ordine. Poi mi sdraio per riposare. Quando mi sveglio, leggo: ora sto leggendo un libro intitolato: “La Dama con L’ermellino” di Daniela Pizzagalli, sulla storia di Milano a fine Quattrocento, inizio Cinquecento . È interessante scoprire come vivevano i Milanesi tra tessuti preziosi e povertà. Nel pomeriggio ricevo spesso visite: una signora quasi centenaria e sua figlia vengono a trovarmi. Chiacchieriamo ed è un momento piacevole.

    Biografa: E la sera? Come vivi il momento del rientro nella tua stanza?

    Augusta: La sera sono stanca. Non vedo l’ora di andare a letto. Mi preparo, sistemo le mie cose e mi corico presto. È il momento in cui chiudo la giornata in pace, senza pensieri.

    Biografa: C’è qualcosa che vorresti cambiare della tua giornata?

    Augusta: No, non cambierei nulla. Forse il cibo potrebbe essere migliore, ma per il resto va tutto bene. Mi sento a mio agio e questo è l’importante.

    “Ascoltando la Voce degli Anni”: Un Messaggio per il Mondo di Oggi

    Domanda: “Come vorresti che il mondo vedesse le persone della tua età?”

    Una riflessione finale su come Augusta vorrebbe che la sua generazione fosse percepita dalla società contemporanea.

    Augusta: Non credo di avere grandi insegnamenti da dare. Vorrei solo che gli anziani fossero rispettati per quello che sono, senza essere trattati come un peso o una categoria a parte. La vecchiaia non è un’etichetta, è semplicemente un’altra fase della vita. Merita la stessa dignità e considerazione delle altre età. Siamo persone, con le nostre esperienze e i nostri pensieri. Rispettarci vuol dire riconoscere tutto ciò che abbiamo vissuto e tutto quello che siamo ancora.

    Ascoltando la Voce degli Anni: L'albero della Vita di Augusta
    Ascoltando la Voce degli Anni: L’albero della Vita di Augusta

    Conclusione “Ascoltando la Voce degli Anni”

    Le parole di mia madre sono semplici, ma racchiudono un messaggio potente: Libertà, Pace e Rispetto non dovrebbero essere concessioni, ma Diritti di ogni Persona, a qualsiasi età.

    “Ascoltando la Voce degli Anni” non è solo un gesto d’amore filiale, ma un invito a fermarsi e prestare attenzione. Ogni anziano custodisce una Storia unica, una voce che merita di essere accolta con Cura e Rispetto.

    Come Pedagogista-Biografa, il mio compito è dare Valore alle Persone, riportando alla luce ricordi e vissuti spesso nascosti. Come Figlia, sento la responsabilità di conservare questa memoria familiare, affinché resti viva per me e per chi verrà dopo.

    Questa esperienza può diventare un’opportunità anche per altre famiglie. Invito Figli e Caregiver a proporre ai propri genitori o nonni che vivono in RSA un’intervista “Ascoltando la Voce degli Anni”. Seguire il metodo delle Biografie Pedagogiche permette di raccogliere e preservare le Memorie Familiari, trasformandole in un manoscritto da custodire, tramandare e consegnare alle Famiglie.

  • 5 Padri in Azione: Valori, Tempo, Amore

    5 Padri in Azione: Valori, Tempo, Amore

    Nella prima parte di questo viaggio, nell’articolo intitolato ‘5 Padri in Azione: Quotidianità, Aspettative e Scoperte‘, abbiamo esplorato la quotidianità paterna. Gesti semplici e momenti autentici creano legami forti tra padri e figli.

    In questa seconda parte, “5 Padri in Azione: Valori, Tempo, Amore”, approfondiamo il significato della paternità. Sacrificio, tempo di qualità e responsabilità si intrecciano con l’equilibrio tra lavoro e famiglia. Ogni padre racconta come affronta le sfide con amore e determinazione, diventando guida e riferimento per il futuro dei propri figli.

    5 Padri in Azione: Il Sacrificio e il Tempo di Qualità

    Essere padre significa affrontare il sacrificio, bilanciando i propri desideri con le esigenze dei figli.

    Federico adotta un approccio istintivo alla genitorialità. Ha scelto di non affidarsi ai manuali, ma di vivere ogni momento con naturalezza. Per lui, la paternità è presenza, senza pressioni o aspettative. Andrea ha, invece, sperimentato la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro. Durante il lockdown, lavorava anche di notte pur di stare con i figli di giorno. Un equilibrio faticoso, ma necessario per sentirsi davvero parte della loro quotidianità.

    Marco ha preso una decisione ancora più radicale: ha ridotto il lavoro a part-time per potersi dedicare maggiormente alla vita del figlio. Nonostante il sacrificio economico, non si è mai pentito della scelta: “Penso che trascorrere del tempo con mio figlio sia un investimento che ripagherà per tutta la vita.”

    Marco ha fatto una scelta ancora più radicale. Ha ridotto il lavoro a part-time per dedicarsi al figlio. Nonostante il sacrificio economico, non si è mai pentito:

    “Passare tempo con mio figlio è un investimento che ripagherà per tutta la vita.”

    Giorgio ha fatto delle scelte per creare Tempo di Qualità con i figli. Ha integrato la sua passione per lo sport con il desiderio di coinvolgerli in attività condivise.

    Ogni volta che partecipa a una gara, Giorgio porta i bambini al traguardo, dove lo aspettano per ricevere da lui la medaglia.

    “Ogni volta che finisco una gara, la prima cosa che faccio è consegnare la medaglia a mio figlio, ed è un momento di gioia per entrambi.”

    Un gesto che trasmette valori come impegno e costanza, diventando una tradizione familiare che rafforza il loro legame.

    Alessandro, invece, ha dovuto fare un sacrificio diverso e difficile.

    “Fino a due settimane fa, andavo io a prendere mia figlia al nido tutti i giorni. Mi ritagliavo quei 20 minuti al giorno per andare a prenderla. Però , poi ho visto che questo non andava bene per lei, nel senso che poi voleva stare con me.”

    Con grande sofferenza, Alessandro ha deciso di non andare più a prenderla.

    “Mi pesa molto, ma so che è meglio per lei.”

    Questo gesto, pur doloroso, è per lui una scelta di amore e rispetto per i bisogni della bambina.

    5 Padri in Azione: Smart Working condiviso
    5 Padri in Azione: Smart Working condiviso

    La Ricerca di Equilibrio: Conciliare Lavoro e Vita Familiare

    Bilanciare lavoro e famiglia è una sfida per tutti i papà intervistati.

    Alessandro e la sua compagna lavorano entrambi da casa per essere presenti nella vita della figlia. Sfruttano la flessibilità dello smart-working per garantire una routine stabile e serena.

    Giorgio ha cambiato carriera per avere più tempo libero nei weekend. In quei giorni organizza attività divertenti e significative per tutta la famiglia.

    Marco ha scelto il part-time per stare più vicino al figlio, ma la decisione non è priva di dubbi.

    “Ho sempre lavorato tanto, fin da giovane, e non mi sono mai fermato.”

    Teme che il figlio possa vedere questa scelta come una mancanza di impegno. Il suo obiettivo è accompagnarlo nei primi anni di vita, ma riflette su come trasmettere il giusto messaggio. Per ora, il part-time è il compromesso tra presenza e lavoro, con l’idea di riprendere un ritmo diverso in futuro.

    Andrea ha trovato il suo equilibrio tra organizzazione e sacrificio.

    “La mia giornata lavorativa deve finire a un certo punto, perché voglio stare con i miei figli.”

    Tuttavia, spesso riprende il lavoro dopo averli messi a letto. Per lui, l’equilibrio è un compromesso continuo, un incastro tra presenza e responsabilità professionali.

    Federico punta sull’importanza di avere tempo anche per sé e per la compagna.

    “Equilibrio significa bilanciare tutto: lavoro, famiglia, ma anche i momenti solo per me.”

    Un approccio che considera essenziale per costruire una famiglia sana e unita.

    5 Padri in Azione: Osservazione e Ascolto Attivo
    5 Padri in Azione: Osservazione e Ascolto Attivo

    5 Padri in Azione: Una Nuova Generazione di Papà

    Il ruolo paterno è cambiato. Rispetto alla generazione precedente, i padri di oggi sono più affettuosi e coinvolti.

    Alessandro ricorda suo padre, presente e attento anche dopo la separazione, ma spesso assente per lavoro.

    “Papà era moderno e riflessivo, arrivava sempre dopo i fatti.”
    Osservava e spiegava, senza intervenire sul momento.

    Ora, con sua figlia, Alessandro sceglie un approccio diverso. Vuole essere aperto e vicino, senza perdere il ruolo di genitore.

    Marco ha un ricordo diverso. Suo padre, idraulico, lavorava sempre.

    “Non ricordo momenti di gioco con lui. Mi portava con sé mentre lavorava, e per me quello era il nostro tempo insieme.”

    Oggi, Marco vuole una presenza più attiva con suo figlio. Crede nei momenti di gioco e svago, assenti nella sua infanzia.

    “Forse erano altri tempi, altre priorità. Ma sentivo il rispetto di mio padre anche senza parole.”

    Quei valori restano, ma ora Marco sceglie di trasmetterli con un’impronta più affettuosa e partecipativa.

    Andrea nota come i padri di oggi siano più coinvolti. Suo padre, ora nonno, vive esperienze che non ha avuto con lui: cambiare pannolini, mettere a letto i nipoti.

    “Oggi il ruolo paterno è diverso, ma gli stereotipi resistono.

    Lavorando in remoto con la moglie, gestisce meglio il tempo familiare. Eppure, quando porta i figli all’asilo, si sente dire:

    “Che bravo papà! E io mi chiedo, ma perché?

    Andrea si chiede perché questo sia ancora visto come un’eccezione.

    Giorgio riflette sulle differenze con suo padre.

    “Forse vogliamo dare ai nostri figli il tempo che non abbiamo avuto.”

    Per lui, il gioco è fondamentale. Suo padre era pragmatico, poco incline a mostrare affetto. Giorgio, invece, sceglie di trasmettere amore e vicinanza con piccoli gesti quotidiani, costruendo ricordi duraturi.

    Padri: Ispiratori di una Futura Generazione

    Essere padre è un percorso fatto di scoperte, sfide e trasformazioni continue. Le esperienze di Alessandro, Andrea, Federico, Giorgio e Marco, raccolte in “5 Padri in Azione”, offrono uno sguardo autentico sulla paternità come crescita personale. Ogni padre trova il suo equilibrio tra presenza e ispirazione, tra routine quotidiane e momenti speciali con i figli.

    Questi cinque papà ci mostrano che essere genitore non è solo un compito, ma un’avventura straordinaria. Un percorso fatto di legami autentici, costruiti giorno dopo giorno.

    Le storie raccontate in questi due articoli sono un invito per tutti i papà, attuali e futuri, a vivere il proprio ruolo con autenticità. Ogni piccolo momento, dal caos del mattino alla quiete della sera, diventa un tassello prezioso nel rapporto unico con i figli.

    Queste interviste offrono una fotografia attuale della paternità tra i 35 e i 45 anni, una generazione di padri più aperta e consapevole. I partecipanti hanno condiviso esperienze con spontaneità e intelligenza, affidandosi a un’interlocutrice che conoscevano solo indirettamente. Grazie alla loro sincerità, è stato possibile raccogliere un valore inestimabile per raccontare la paternità di oggi.

    Come sottolineato da Andrea, uno dei papà, intervistati:

    “Parlare di difficoltà e fare domande non è solo un segno di necessità, ma un segno di Coraggio e Consapevolezza.”

    Il progetto “5 Padri in Azione” di esperienzanarrata è solo all’inizio.

    Se anche tu conosci o sei un papà che vuole condividere la sua storia, compila il form qui sotto. Cerco nuove voci e nuove esperienze per un libro che raccolga testimonianze reali e sincere. Un confronto tra padri per riscoprire e rafforzare il proprio ruolo, oggi e nel futuro.

    📩 Contattami per suggerire nuovi nominativi e contribuiamo insieme a questo progetto di condivisione autentica.

  • 5 Padri in Azione: Quotidianità, Aspettative e Scoperte

    5 Padri in Azione: Quotidianità, Aspettative e Scoperte

    La paternità è un viaggio unico, ricco di scoperte e memorie preziose. Nell’articolo “5 Padri in Azione: Quotidianità, Aspettative e Scoperte”, ho raccolto le testimonianze di giovani papà con figli dai 2 ai 7 anni.

    Hanno condiviso con me gioie, sfide e riflessioni sulla loro esperienza quotidiana. Grazie al mio approccio da Pedagogista Digitale e al metodo delle Biografie Pedagogiche, ho dato valore a queste narrazioni.

    Ogni intervista è stata trascritta con ascolto attivo e fedeltà alla Verità Narrativa. Questo significa mantenere emozioni, autenticità e linguaggio originale dei protagonisti.

    L’obiettivo? Dare voce alla loro esperienza, così com’è stata vissuta e raccontata. Ecco l’essenza della Biografia Pedagogica.

    Per rendere il contenuto più chiaro, ho suddiviso la narrazione in due articoli. Ogni lettore potrà esplorare i temi principali in base ai propri interessi.

    Questo è solo l’inizio. Con Esperienzanarrata, il progetto “5 Padri in Azione” vuole raccogliere altre storie. L’obiettivo è creare un libro che offra un confronto sincero tra genitori. Uno spazio di condivisione autentica. Un’opportunità per i padri di riscoprire e rafforzare il proprio ruolo, nel presente e per il futuro dei figli.

    Buona lettura!

    5 Padri in Azione: Le Mattine di Caos e Tenerezza

    Il risveglio è spesso un caos affettuoso per questi papà.

    Giorgio, padre di due bambini di 4 e 2 anni, racconta: “Le mie mattine iniziano con la carica dei miei figli. Alle 6:30 sono già svegli e pronti all’azione!” Ride e aggiunge: “Ci provo sempre a dormire qualche minuto in più, ma so che è impossibile!” Nonostante la stanchezza, per lui questi momenti sono un punto fermo della giornata. “Facciamo colazione insieme, prepariamo le ultime cose per la scuola, mettiamo un po’ di musica… e alla fine mi lascio trascinare dalla loro energia.”

    Anche Alessandro e Andrea, nonostante le loro carriere impegnative, trovano il modo di essere presenti al mattino. “Cerchiamo di accompagnare i figli all’asilo o di fare una breve passeggiata prima di separarci per la giornata.” Per loro, questo rito mattutino è più di una routine. È un gesto di supporto alla partner e un momento speciale di connessione con i figli. Un’opportunità per far sentire la loro presenza.

    Marco, papà di un bambino di 7 anni, vive le sue mattine tra corse e piccoli riti. “Ogni mattina è una sfida a far combaciare tutto, ma mi piace iniziare la giornata insieme.” Nonostante il ritmo frenetico, per lui è un’occasione preziosa. Un momento per creare ricordi e trasmettere sicurezza a suo figlio. “Quando posso, mi prendo qualche minuto per scambiare due parole o fare una battuta. Basta un sorriso per dare il giusto tono alla giornata.”

    Federico, invece, ha creato un saluto speciale con suo figlio. Ogni mattina, dopo averlo lasciato all’asilo, si scambiano un ultimo sguardo dalla finestra. “Un piccolo gesto,” dice Federico, “che vale più di mille parole.”

    5 Padri in Azione: La tenerezza paterna
    5 Padri in Azione: La Tenerezza Paterna

    5 Padri in Azione: Momenti Semplici e della Routine Serale

    Per molti di questi papà, il momento serale è quello in cui si raccoglie l’essenza della giornata. Andrea e Federico sottolineano l’importanza della routine del bagnetto, della cena e della lettura della buonanotte, che crea un ambiente rassicurante e caloroso per i loro bambini. Andrea racconta con emozione: “Poi, se devo dirti il momento più bello in assoluto, ti direi che è quello della lettura dei libri serali e dell’addormentamento insieme. È un momento speciale perché siamo lì, tutti vicini, e c’è uno scambio di affetto che è del tutto inconsapevole ma autentico. Quella è sicuramente la parte che mi piace di più, quella vera e spontanea.”

    Per molti di questi papà, la sera è il momento in cui si raccoglie l’essenza della giornata.

    Andrea e Federico danno grande valore alla routine serale: bagnetto, cena e lettura della buonanotte. Piccoli rituali che creano un ambiente rassicurante per i loro bambini. Andrea racconta con emozione: “Se devo dirti il momento più bello, è sicuramente la lettura serale e l’addormentamento insieme. Siamo lì, tutti vicini. C’è uno scambio di affetto inconsapevole ma autentico. È il momento che mi piace di più, quello vero e spontaneo.”

    Alessandro ha creato un appuntamento speciale con sua figlia: ogni settimana la accompagna a nuoto. “Fare piscina con lei è divertentissimo,” racconta con entusiasmo. “È il nostro momento di gioco e risate, qualcosa che aspetto sempre con piacere.” Per lui, non è solo un’attività sportiva. È un’occasione per rafforzare il loro legame e creare un piccolo rituale familiare che entrambi amano.

    Giorgio sente che “la giornata ha senso solo quando ha giocato con loro.” Per lui, il gioco fisico è insostituibile. È il modo più naturale per connettersi con i suoi figli. “Sono abbastanza fisici, loro, come lo sono io. Ci piace fare i giochi da papà, mettiamola così.” Ma il gioco non è solo movimento. Giorgio ama spiegare il mondo ai suoi figli in modo semplice, adattando ogni spiegazione alla loro curiosità. Ricorda con affetto i “Libri del Progresso” della sua infanzia, pieni di immagini e testi brevi. “Ora sarebbe bellissimo fare lo stesso con i miei figli.” Per lui, questi momenti sono molto più che semplici giochi. Sono la condivisione della gioia della scoperta, un valore che spera di trasmettere per sempre.

    Anche per Marco, papà di un bambino di 7 anni, la sera è un momento speciale. “Dopo una giornata lunga, mi piace finire le serate con lui, stando semplicemente insieme, magari guardando un cartone.” Marco apprezza la naturalezza di questi attimi. Sono momenti di calma e vicinanza, una finestra di contatto autentico con suo figlio. “A volte mi siedo accanto a lui, gli accarezzo i capelli e ascolto le sue storie, anche le più semplici. Mi fanno sentire vicino al suo mondo. Spero che, crescendo, si ricordi di questi momenti.”

    5 Padri in Azione: Tempo del Gioco
    5 Padri in Azione: Il Tempo del Gioco

    5 Padri in Azione: Tra Aspettative, Scoperte, Osservazione e Ascolto Attivo dei Figli

    Diventare padre è un viaggio fatto di scoperte e sorprese, spesso lontane dalle aspettative.

    Alessandro racconta una rivelazione inaspettata: la sensibilità di sua figlia. “Non mi aspettavo che lei percepisse così tanto il mio umore. Mi ha insegnato a essere più consapevole.” Questa consapevolezza lo ha spinto a lavorare su se stesso. Ha imparato a essere un padre più attento, non solo alle esigenze pratiche, ma anche a quelle emotive.

    Anche Marco ha dovuto ridimensionare le aspettative. Pensava che suo figlio gli somigliasse, ma ha scoperto una personalità unica. “Pensavo di poterlo comprendere facilmente, invece ogni giorno scopro un bambino diverso da me, con il suo mondo e le sue preferenze.” Accettare le differenze e rispettare l’unicità dei figli è diventato, per lui, il cuore della paternità.

    Per Giorgio, la paternità ha riportato alla luce il valore delle piccole cose. Spiegare il mondo ai suoi figli in modo semplice è diventato un momento speciale. “Quando spiego a mio figlio perché le coperte sono fredde all’inizio e poi diventano calde, vedo nei suoi occhi meraviglia e curiosità. Osservare come interiorizza queste scoperte e le ripete a scuola è una continua sorpresa.” Questo processo di trasmissione gli ha fatto riscoprire il piacere di mostrare il mondo con spontaneità. Un aspetto della paternità che non si aspettava potesse essere così gratificante.

    Anche Andrea ha trovato sorprese lungo il cammino, soprattutto osservando come i figli interagiscono con il mondo esterno. “Vederli entrare in un contesto diverso dalla famiglia, come l’asilo, e sentirsi sicuri mi riempie di gioia. È bello scoprire che hanno già una loro indipendenza.” Questa consapevolezza lo ha aiutato a ridimensionare le preoccupazioni e a fidarsi della loro capacità di adattarsi. “Accompagnarli all’asilo è uno dei momenti che apprezzo di più. Vederli sereni in uno spazio tutto loro mi rende felice e fiero.”

    Federico vive la paternità in modo istintivo, senza aspettative o regole rigide. “Volevo solo esserci e godermi ogni momento,” racconta. Questo approccio spontaneo gli permette di affrontare ogni giorno come un’opportunità unica, senza pressioni. Per lui, il ruolo di padre è cambiato. Oggi si vive con più parità, sia nel rapporto con i figli che all’interno della coppia genitoriale. “Non è solo una questione di fare, ma di voler fare,” afferma. Il suo desiderio è che suo figlio cresca vedendo entrambi i genitori come figure di riferimento, uguali e complementari.

    5 Padri in Azione - Scoprire il Mondo Insieme
    5 Padri in Azione – Scoprire il Mondo Insieme

    La narrazione continua…

    I ‘5 Padri in Azione‘ mostrano come i piccoli gesti quotidiani possano creare legami profondi tra padri e figli. Un saluto dalla finestra. Una lettura serale. Un racconto. Uno sport. Un gioco condiviso.

    Ogni routine ed emozione diventano tasselli di una relazione autentica e affettuosa.

    Ma il viaggio non finisce qui. Nella seconda parte, parleremo del coraggio di superare le aspettative e della sfida di conciliare lavoro e famiglia. Scopriremo come ogni padre trasforma il suo ruolo per essere una presenza viva e consapevole nella vita dei figli.

    Vuoi scoprire come proseguono queste riflessioni sulla paternità moderna? Nel prossimo articolo parleremo di sacrifici, scelte e del delicato equilibrio tra lavoro e famiglia. Insieme esploreremo la Nuova Generazione dei Papà. Non perdertelo!

    Concludo questa prima parte con un invito a…

    ….. leggere anche l’articolo ‘Pedagogista in Casa: Percorsi Innovativi per le Famiglie’.

    Qui approfondisco come questa figura possa offrire un supporto concreto nella vita quotidiana. Il/la Pedagogista in Casa si basa su un approccio sistemico, con ascolto attivo e consapevole. Il suo obiettivo è comprendere le dinamiche familiari e rispondere alle esigenze di ogni membro. Attraverso un intervento mirato e una guida preziosa, aiuta le giovani coppie a creare un ambiente sereno e stimolante. Una presenza costante che accompagna la crescita della famiglia, favorendo equilibrio e consapevolezza.

  • Pedagogista in Casa: Percorsi Innovativi per le Famiglie

    Pedagogista in Casa: Percorsi Innovativi per le Famiglie

    Pedagogista in casa: il colloquio

    Perché questo titolo? Pedagogista in Casa: Percorsi Innovativi per le Famiglie.

    L’idea della/del Pedagogista in Casa è nata anche dalla mia esperienza di nonna. Dopo la nascita del mio nipotino, ho osservato da vicino le trasformazioni familiari. L’arrivo di un bambino cambia profondamente le dinamiche. Avere un supporto professionale aiuta la coppia genitoriale a mantenere l’armonia in questa fase delicata. Le risorse online, per quanto utili, non bastano. Solo una presenza umana può rispondere ai bisogni concreti e aiutare i genitori a lavorare come una squadra coesa.

    Anche l’esperienza nell’ Assistenza Domiciliare Minori (ADM) ha confermato il valore di un intervento continuativo. Lavorando a lungo con le famiglie, ho visto cambiamenti significativi. All’inizio, la presenza di un’educatrice sembra intrusiva. Con il tempo, però, la fiducia si costruisce e la relazione diventa occasione di crescita. Il mio mandato riguardava il minore, ma il vero cambiamento avveniva quando coinvolgevo i genitori. Aiutandoli a comprendere i propri comportamenti, miglioravano le relazioni familiari.

    L’ approccio sistemico ha dimostrato che il benessere dei bambini passa dai genitori. Nessuno nasce pronto per questo ruolo. Lo si apprende giorno dopo giorno. È proprio questa visione che ha dato vita alla figura della/del Pedagogista in Casa. L’obiettivo è aiutare le famiglie a crescere insieme in armonia. Non si tratta di un intervento isolato, ma di un percorso che le accompagna nel tempo.

    Il Ruolo della/del Pedagogista in casa

    L’approccio sistemico della/del Pedagogista in Casa si concentra sul benessere dell’intera famiglia, non solo del singolo individuo. Si ispira alle teorie della complessità apprese durante gli studi con la docente Laura Formenti. Questo metodo considera la famiglia un sistema interconnesso, dove ogni membro influisce sugli altri. I problemi non vengono isolati, ma affrontati nel contesto familiare per favorire un cambiamento collettivo.

    La Maieutica, basata sul dialogo e l’ascolto, guida la famiglia a trovare soluzioni già presenti al suo interno. Come uno scultore libera la forma nascosta nel marmo, il Pedagogista aiuta a far emergere nuove modalità di relazione e crescita.

    La presenza della/del Pedagogista in Casa è come un “terzo occhio e orecchio”. Osserva e ascolta con discrezione, facilitando la trasformazione senza imporre soluzioni preconfezionate. Il lavoro non si limita all’ambiente familiare, ma spesso si integra con altri professionisti. Questo crea un dialogo costante e condiviso.

    Non offre risposte definitive, ma accompagna la famiglia nella ricerca delle risorse già presenti in ognuno. Proprio come Socrate con i suoi discepoli, usa domande e riflessioni per aiutarli a scoprire la verità dentro di sé.

    Pedagogista in Casa: Perché in casa?

    Essere presente nel quotidiano della famiglia permette di osservare come vengono vissuti gli spazi. I movimenti delle persone e la disposizione degli oggetti rivelano abitudini emotive e relazionali. Questi dettagli aiutano a comprendere meglio le dinamiche familiari. Offrono una prospettiva unica rispetto a incontri esterni o consulenze sporadiche.
    La presenza regolare consente un intervento mirato e continuo. Si adatta naturalmente alla vita quotidiana della famiglia. Il cambiamento avviene in modo graduale e senza forzature.

    Spazio fisico, oggetti e abitudini

    Entrare nelle case è fondamentale per questo progetto. L’organizzazione degli spazi e la disposizione degli oggetti svelano molto sulle abitudini familiari. Anche i movimenti quotidiani riflettono aspetti personali, emotivi e relazionali.

    Come sottolineato nei corsi di Luca Mazzucchelli, l’ambiente fisico racconta le dinamiche della famiglia. Osservarlo aiuta a comprendere più a fondo le relazioni all’interno del nucleo familiare.

    La Giusta Distanza

    Un concetto chiave è la Giusta Distanza. Come un direttore d’orchestra bilancia i suoni per creare armonia, la/il Pedagogista in Casa osserva la famiglia mantenendo equilibrio tra vicinanza e distanza.

    La distanza garantisce obiettività e rispetto dello spazio familiare. La vicinanza permette un intervento continuativo e mirato. Questo aiuta la famiglia nel lungo termine, facilitando cambiamento e crescita.

    Crescita condivisa

    La/il Pedagogista in Casa promuove una crescita condivisa in famiglia. Attraverso l’ascolto attivo e la riflessione, facilita il cambiamento e lo sviluppo collettivo. Accompagna la famiglia nel trovare soluzioni e nuove modalità di interazione più armoniose.

    La lettura condivisa e l’ attenzione al particolare
    entrare-in-sintonia-con-il-bambino
    La concentrazione la si sperimenta e allena sin da piccoli. I genitori sono i primi maestri di vita

    A chi si rivolge la/il Pedagogista in Casa?

    Per le neo-famiglie

    Nei primi mesi di vita, le famiglie affrontano scelte importanti. Devono decidere tra asilo nido, tata o supporto dei nonni. La/il Pedagogista in Casa offre un sostegno prezioso in questo periodo delicato. Aiuta i genitori a trovare equilibrio tra le esigenze del bambino e della coppia, mettendo al centro il benessere familiare.

    Per famiglie con figli pre-adolescenti e adolescenti

    Con la crescita dei figli, la comunicazione in famiglia diventa più complessa. Temi come orientamento scolastico, gestione delle emozioni e conflitti quotidiani possono creare tensioni. La/il Pedagogista in Casa aiuta a mediare il dialogo. Facilita la comunicazione tra genitori e figli, promuovendo soluzioni positive.

    Per famiglie con figli con disabilità o fragilità

    Le famiglie con figli con disabilità o fragilità affrontano sfide complesse. La/il Pedagogista in Casa offre un supporto concreto, alleggerendo il carico familiare. Collabora con altri professionisti per trovare soluzioni adeguate. L’obiettivo è migliorare il benessere familiare e affrontare le esigenze educative e relazionali in modo globale.

    La coppia e il suo ruolo genitoriale

    Per quanto una coppia possa prepararsi alla genitorialità, nessuno è mai completamente pronto. Si dice spesso: “Il mestiere più difficile è quello del genitore”. Questa verità emerge fin dal primo pianto del bambino, spesso incomprensibile.

    Internet offre molte risposte, ma un professionista che ascolta e supporta la coppia è una risorsa inestimabile. Affrontare questa fase richiede impegno. I genitori devono mettersi in gioco sia individualmente che nel nuovo ruolo. Non si tratta solo di evitare il classico “fai tu”, ma di sentirsi una squadra. Insieme, lavorano per il benessere dei figli e della coppia.

    Se la coppia attraversa una crisi o si avvicina alla separazione, il ruolo genitoriale resta fondamentale. È essenziale mantenerlo con rispetto per i figli. La/Il Pedagogista in Casa aiuta i genitori a dialogare in modo costruttivo, anche quando la relazione sentimentale è in difficoltà.

    Collabora con psicologi, mediatori familiari e assistenti sociali. Questo lavoro in rete garantisce il benessere dei figli e preserva la continuità della genitorialità in un ambiente sicuro e stabile.

    Prendersi per mano e camminare insieme: la Famiglia

    I Benefici di una Pedagogista in Casa

    La/il Pedagogista in Casa aiuta genitori e figli a sviluppare un dialogo aperto e sincero. Utilizza tecniche di ascolto attivo e mediazione. Questo favorisce una comunicazione rispettosa e fiduciosa. Aiuta a risolvere le tensioni quotidiane.

    La/il Pedagogista supporta i genitori nel prendere decisioni scolastiche e formative, tenendo conto delle necessità dei figli e delle dinamiche familiari, riducendo lo stress legato a queste scelte.

    Attraverso strategie per gestire i conflitti, la/il Pedagogista aiuta la famiglia a riconoscere e risolvere le dinamiche disfunzionali, favorendo un ambiente sereno e rispettoso per tutti i membri.

    La/il Pedagogista in Casa crea una rete di supporto, mettendo in contatto la famiglia con Psicologi, Terapisti o Mediatori, per garantire un aiuto completo e coordinato in situazioni di disabilità o fragilità.

    Durante l’adolescenza o nelle scelte scolastiche, la/il Pedagogista favorisce il confronto tra genitori e figli, affrontando insieme temi come autonomia e aspettative, promuovendo ascolto e comprensione reciproca.

    Osservazione e partecipazione ai piccoli progressi
    Primi dialoghi, negoziazioni. Genitori che trovano il tempo di mettersi in gioco con i loro bambini

    Un percorso, non una consulenza

    L’intervento della/del Pedagogista in Casa non è un singolo incontro. Non si tratta di una consulenza isolata, ma di un percorso continuo.

    Gli incontri iniziali sono regolari e frequenti, preferibilmente settimanali. Questo periodo dura almeno alcuni mesi. L’obiettivo è creare una relazione profonda e significativa con la famiglia. Su questa base si costruisce un processo di crescita condiviso e duraturo

    Successivamente, gli incontri possono diventare mensili. Il supporto, però, rimane costante fino all’adolescenza dei figli. Il percorso si adatta alle esigenze della famiglia, offrendo una supervisione a lungo termine.

    La/Il Pedagogista in Casa fornisce strumenti concreti per affrontare le sfide educative. Aiuta la famiglia a gestire in autonomia il cambiamento, mantenendo equilibrio e armonia nel tempo.

    Un nuovo pensiero per la Società: la/il Pedagogista in Casa come Servizio Istituzionale

    Con l’entrata in vigore della Legge n. 55 del 15 aprile 2024, viene istituito l’Albo dei Pedagogisti e l’Albo degli Educatori Professionali Socio-Pedagogici. Questo riconoscimento dà alla/il Pedagogista una legittimazione chiara nel panorama sociale ed educativo.

    Una proposta innovativa potrebbe essere l’introduzione della/del Pedagogista in Casa come figura istituzionale. Se fosse accessibile a tutte le famiglie, diventerebbe un riferimento stabile. Proprio come i Pediatri o i Medici di famiglia, potrebbe aiutare nella prevenzione dei disagi e nella promozione di relazioni sane.

    Non accadrà nell’immediato. Tuttavia, sperimentare questa figura professionale sarebbe un ottimo punto di partenza. Potrebbe diventare un’estensione naturale degli interventi di ADM.

    Conclusione

    La/il Pedagogista in Casa non è solo una guida per affrontare le sfide educative. È un’alleata per le famiglie che vogliono crescere insieme in armonia. Aiuta a migliorare la comunicazione e il benessere relazionale.

    Hai mai pensato che un supporto professionale possa prevenire difficoltà? Può aiutarti a costruire una solida base familiare fin dall’inizio. Vuoi essere proattivo nella crescita dei tuoi figli e mantenere un dialogo aperto in casa?

    Un accompagnamento pedagogico fa la differenza. Creare un ambiente sereno è possibile. Con un supporto personalizzato, possiamo migliorare la comunicazione e favorire la crescita di tutta la famiglia. Dall’infanzia all’adolescenza, ogni fase può essere accompagnata con cura.

    Il Cambiamento inizia da un semplice passo: mettersi in gioco per il bene della Tua Famiglia.

    Chi sono

    Da anni entro nelle case delle famiglie per aiutarle a ritrovare equilibrio e serenità. Ho lavorato come educatrice per i servizi sociali e la Cooperativa L’Anello di Meda, accompagnando genitori e figli in momenti di difficoltà. Il mio approccio è preventivo e relazionale: credo che migliorare la comunicazione familiare sia la chiave per crescere insieme in armonia.

    Come madre single, ho vissuto in prima persona le sfide della genitorialità. Questo mi ha portato a laurearmi in Pedagogia e a specializzarmi nelle relazioni familiari. Ho visto quanto un supporto concreto possa fare la differenza nel quotidiano, aiutando i genitori a comprendere meglio i propri figli e a costruire un ambiente sereno.

    Oggi opero come Pedagogista in Casa, un ruolo che permette di affiancare le famiglie nel loro contesto reale. Ogni casa racconta una storia, ogni famiglia ha bisogno di essere ascoltata.

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