Il Valore di una Scelta: alla Ricerca del proprio Sè
Il Valore di una Scelta: alla Ricerca del proprio Sè. Ci sono scelte che facciamo con piena consapevolezza, altre che sembrano casuali ma che, col tempo, si rivelano determinanti per il nostro percorso di vita.
La storia di Amerigo è proprio una di queste. Non ha scelto di diventare poliziotto per vocazione, ma perché desiderava lasciare il suo paesello in Sardegna, Riola Sardo, ed esplorare il mondo. Quella che sembrava solo un’occasione per partire è diventata la sua strada, una carriera che ha abbracciato con determinazione, adattandosi e crescendo, ma senza mai restarne intrappolato.
La sua identità non si è mai fusa completamente con la divisa: ha vissuto il mestiere con impegno, ma senza permettergli di definirlo completamente, se non nei Valori che gli ha lasciato – il Rispetto e il Dialogo.
Con le Biografie Pedagogiche raccogliamo storie di vita che, in superficie, possono apparire semplici, quotidiane, ma che, se ascoltate con attenzione, rivelano temi profondi e universali.
La scelta del proprio destino è uno di questi: a volte segue un’intuizione che si rivela esatta, altre volte richiede deviazioni, inciampi e risalite prima di condurci dove dobbiamo davvero essere. Amerigo ci racconta come il suo cammino sia stato guidato da una volontà di scoperta, che lo ha portato a trovare un senso nel servizio agli altri e nella crescita personale, senza perdere mai la propria essenza.
Il Valore di una Scelta: L’inizio di un percorso
Se pensi al momento in cui hai deciso di entrare in polizia, cosa ti viene in mente? C’era qualcuno che ti ha ispirato o un episodio che ha rafforzato questa scelta?
Amerigo: La scelta di entrare in polizia non è stata una decisione mirata, non pensavo di fare il poliziotto come vocazione. Avevo diciassette anni e mezzo, quasi diciotto, e il mio paesello, Riola Sardo, in provincia di Oristano, mi stava stretto. Sentivo il bisogno di vedere il mondo, di uscire da quella realtà. Quando mi si è presentata l’occasione di arruolarmi, ho fatto domanda senza pensarci troppo, convinto che non mi avrebbero preso: ero magrolino, gracile, ma sano. E quello bastava.
Sono partito per Roma per le ultime visite, pensando solo alla settimana fuori casa, senza crederci davvero. Ma quando lessero i nomi di quelli destinati alla Scuola di Polizia di Stato di Peschiera del Garda, in mezzo c’ero anch’io. Da lì è cominciata la mia avventura.


Amerigo, ex-poliziotto, Scuola di Polizia 1973
Come ti immaginavi la vita da poliziotto prima di iniziare? E com’è stato poi confrontarsi con la realtà?
Amerigo: Arrivare al Lago di Garda fu un impatto forte: montagne, paesaggi mai visti. Il corso durò nove mesi, immerso nella disciplina militare che caratterizzava ancora la polizia dell’epoca. All’inizio fu entusiasmante, soprattutto in estate, quando Peschiera era viva di turisti. Poi arrivò l’autunno, e con esso la realtà dura: Milano. Le manifestazioni, le tensioni, il pericolo.
Da allievi ci mandavano a supporto, e l’impatto con la città fu difficile. Non mi piaceva Milano. Quando ci fecero scegliere la sede, indicai Roma, ma finii di nuovo nel capoluogo lombardo, al reparto celere, in prima linea nei disordini degli anni ’70. Era una città in fiamme, piena di scontri, e io non riuscivo ad ambientarmi.
Fu solo dopo dieci mesi, con l’opportunità di trasferirmi a Linate, che iniziai a trovare il mio posto. Non ero fatto per gli scontri di piazza, volevo lavorare in un contesto diverso, e all’aeroporto mi sentii finalmente nel ruolo giusto.
Il Valore di una Scelta: Gli anni a Linate, un nuovo percorso
Come è stato il tuo lavoro all’Aeroporto di Linate?
Amerigo: A Linate rimasi vent’anni. Il primo anno feci servizi generici: controlli passeggeri, bagagli, passaporti. Poi mi proposero un ruolo amministrativo all’ufficio del personale. Non era ciò che avevo immaginato per me, ma mi avrebbe permesso di avere orari più regolari e imparare qualcosa di nuovo. Accettai. Iniziai come impiegato, ma col tempo arrivai a gestire l’ufficio, con quattro colleghi.
Uno degli incontri più importanti della mia carriera fu con il mio capo ufficio di allora, un maresciallo più grande di me di dieci anni. Non solo mi insegnò il mestiere, ma mi aiutò a crescere come persona. Io venivo da un paesino con la terza media, senza una preparazione culturale, e lui con pazienza mi guidò, mi fece appassionare alla conoscenza, all’organizzazione. Ancora oggi ci ritroviamo, segno che alcuni legami professionali diventano amicizie vere.
Dopo vent’anni sentii di nuovo il bisogno di cambiare. Volevo finalmente fare il poliziotto di strada. Chiesi il trasferimento alla Questura di Milano e fui assegnato al Commissariato di Quarto Oggiaro, uno dei più difficili della città. Ma ero determinato: volevo imparare.
La Polizia di Strada e il Valore del Dialogo
Come hai vissuto il passaggio alla polizia di strada?
Amerigo: Arrivai a Quarto Oggiaro a quasi quarant’anni, con più esperienza di molti colleghi, ma con la voglia di chi doveva ancora imparare tutto. Nonostante il rango, mi affiancai agli agenti più esperti, osservando e assimilando. In pochi mesi sapevo già muovermi con sicurezza.
La mia idea di poliziotto non era quella di chi impugna subito la pistola. Credevo, e credo ancora oggi, nel potere del dialogo. Ho affrontato situazioni difficili, ma ho sempre cercato di risolverle con la parola.
Ricordo un caso di sfratto: una giovane madre con un bambino piccolo che doveva lasciare casa. Vedere dieci persone, tra ufficiali giudiziari, avvocati e assistenti sociali, che le intimavano di uscire mi colpì profondamente. Mi presi un momento per parlare con tutti, e riuscii a convincerli a concederle tre mesi di tempo.
Lei in quel periodo trovò una sistemazione. Fu uno di quei momenti in cui mi sentii davvero utile.
Al Commissariato affrontai anche situazioni più pericolose: scontri tra bande, traffici illeciti, operazioni della Digos. Ma sempre con il mio stile, cercando il confronto prima dello scontro.

Il Valore di una Scelta: Un Incontro con il Campo Nomadi
Ti è mai capitata una situazione difficile in cui hai dovuto gestire un gruppo di persone senza usare la forza?
Amerigo: Sì, una volta mi hanno mandato a controllare un campo nomadi abusivo vicino al cimitero di Musocco, a Milano. Mi avevano segnalato che c’erano una cinquantina di roulotte parcheggiate illegalmente e che i residenti della zona si stavano lamentando. Arriviamo sul posto con la pattuglia, e in un attimo ci troviamo circondati. Ce n’erano tantissimi e ci guardavano male, parlavano fra loro in una lingua che non capivamo. Io però sapevo che se reagivamo con aggressività, la situazione poteva degenerare.
Sono rimasto calmo e ho chiesto di parlare con il capo. All’inizio nessuno voleva dire chi fosse, poi da una roulotte esce un uomo anziano, piccolo di statura, ma con un’aria importante. Gli dico: “Capo, buongiorno. Come mai siete qui?”. Lui mi guarda e risponde che stavano solo di passaggio, che si sarebbero fermati un paio di giorni per poi ripartire. Io gli faccio presente che il cimitero è un luogo pubblico, che lì non potevano stare e che rischiavano di essere sgomberati con la forza se non trovavano una soluzione.
Ha chiesto un po’ di tempo per parlarne con gli altri. Io non avevo fretta, gli ho detto: “Va bene, decidete, ma io devo avvisare i superiori”. Dopo una ventina di minuti, torna e mi dice: “Ok, capo, ce ne andiamo oggi pomeriggio”. E così hanno fatto. Nessuna tensione, nessun problema. Credo che se fossimo entrati subito con aggressività, avremmo solo creato caos. Invece, parlando, le cose si sono risolte pacificamente.
Questo episodio mi ha confermato che con il rispetto e il dialogo si può ottenere molto più che con la forza. Era una situazione che poteva degenerare, ma alla fine si è chiusa nel miglior modo possibile.
Il Valore di una Scelta: La pensione e la nuova vita
Come sei arrivato alla decisione di andare in pensione?
Amerigo: Nel 1995, con la prima riforma pensionistica, scoprii di avere già i contributi necessari per andare in pensione. Non ci avevo mai pensato, ma avevo due figli piccoli e una moglie che lavorava. Uno dei due stipendi finiva sempre tra baby-sitter e spese varie.
Decisi che era il momento di esserci per la mia famiglia. Non rimpiango quella scelta.
Dopo la pensione, mi sono dedicato ai miei figli, ai miei hobby, a piccole collaborazioni. Ho persino lavorato brevemente con un’agenzia investigativa. Ma soprattutto, non mi sono mai annoiato.
Il Valore di una Scelta: L’eredità di un poliziotto
Quali valori ti porti dietro da questa esperienza?
Amerigo: Se dovessi dare un consiglio ai giovani che entrano in polizia, direi loro di imparare ad ascoltare. Non si fa il poliziotto con la mano sulla pistola, ma con il rispetto e la capacità di mediare. Ho parlato con criminali, con persone disperate, con chi aveva paura e con chi voleva prevaricare. E ho sempre cercato di farlo con umanità.
Mi porto dentro i Valori di Rispetto e di Dialogo. Ho imparato a osservare prima di giudicare, a capire che dietro ogni situazione c’è una storia. Ed è questo che vorrei trasmettere: il senso di responsabilità, ma anche la consapevolezza che dietro ogni scelta, ogni intervento, ogni parola, c’è sempre una persona.
La mia vita in polizia mi ha cambiato, mi ha dato tanto. Ma soprattutto mi ha insegnato che essere un poliziotto non è solo un lavoro: è un modo di essere.
La Dignità delle Storie silenziose: Il Volto Umano di un Servizio Pubblico
Si pensa a chi lavora per garantire la nostra sicurezza? A chi ogni giorno affronta pericoli, prende decisioni difficili e porta sulle spalle il peso di situazioni complesse? Storie come quella di Amerigo non sempre possono essere raccontate nei dettagli, ma bastano pochi episodi per comprendere i Sacrifici e il Valore di una vita spesa al Servizio della Comunità.
Le Biografie Pedagogiche servono proprio a questo: far emergere il significato più profondo delle esperienze di vita, rendendo giustizia a chi, con il proprio percorso, ha lasciato un segno.
Amerigo ci insegna che una divisa non definisce una persona, ma i valori con cui sceglie di portarla: Rispetto, Umanità e Capacità di Ascolto. E questa, più di ogni altra, è la vera eredità di una vita dedicata agli altri.
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